to take by the apples 2. ANCORA SULLA DECISIONE DI COLETTA DI IMPEDIRE IL DIRITTO ALLA DIFESA CON LA CIRCOLARE 574/2 DEL 14.3.22

Come si può mostrare rispetto per le «autorità costituite» se esse, come Tom Col, ingannano i loro «sudditi» privandoli di diritti inalienabili come quello di difesa?


Sarcofago-dilemma: o Pistoia è una “serra di genii” oppure è
un problema nazionale da portare a pulito


PT, MACCHÉ CAPITALE DELLA CULTURA

CONSOCIAZIONE TRIBALE DEL SILENZIO!


Spesso una cosa stupida si regge
perché viene approvata dalla Legge…
Trilussa

Siamo più in regola a Genova oppure a Sarcofago City?

 

Ve ne avevo parlato il 25 giugno scorso. Ma ieri, 28 giugno, ho ricevuto un’ulteriore freschissima conferma che evidenzia come i ragionamenti da Dottor Sottile del PM di Pistoia oltre che inutili, sono illegittimi e vòlti a ledere il diritto di difesa.

Se ricordate, Tom Col è convinto – e buon per lui – che gli italiani si dividano in due grandi categorie: i «cittadini privati» a regime di deminuto iure o di diritti ridotti, e i cittadini un gradino più in su, a regime di pleno iure o con tanto di fiocchino da premio.

In pratica comincio a capire ora, dalla fine del 2019, il perché gente falsaria come i comunali di Quarrata e i loro amministratori e loro beneficati (ci metto, senza mezzi termini il ragionier non-dottor Romolo Perrozzi e altri ancora: Luca Benesperi, Maurizio Ciottoli, Andrea Alessandro Nesi, sua moglie Milva Maria Cappellini etc.) siano stati sottratti all’esecuzione da taglio della testa sul ceppo come la Maria Stuarda: loro (Mazzanti, Bai, Gori, Casseri, Gelli etc.) sono «cives romani»: mentre io non posso dire «civis romanus sum» perché è Tom Col che stabilisce chi debba o non debba esserlo. E il Pm affida poi ai suoi ministri (Curreli, Boccia, Grieco, Serranti, Gambassi, Contesini, salvo se altri) il compito di trattare i minus habentes di Pistoia.

Sempre lui, Coletta, decide per dono di “divina follia” – come direbbe il Socrate di Platone – come, quando e dove si debbano “valorizzare” le leggi dello stato: nel caso di specie la 241 del 1990 che può – a sua discrezione – togliere e concedere i diritti ai paria come me.

Proprio stamattina dalla procura della repubblica di Genova (competente per i problemi creati dai magistrati della procura di Pistoia) la sostituta Maria Gabriella Marino mi ha avvisato che nel procedimento R.G. 10585/2023/44 è intenzionata a chiedere al Gip l’archiviazione.

Ma la dottoressa Marino mi avverte anche che, nel termine di 30 giorni da oggi, ho il diritto di prendere visione degli atti a fascicolo (un prendere visione che non significa che non ho diritto di averne copia come sostiene, non si sa bene perché, Tom Col) e di presentare opposizione alla sua richiesta di abbuono.

Ecco il nesso, inscindibile, inconfutabile che chiarisce e stabilisce (e lo fa espressamente da parte del sostituto titolare dell’inchiesta genovese) il mio interesse diretto, e senza tanti arzigògoli colettiani, di avere fra le mani tutti i documenti disponibili “in copia”. È chiaro?

Anch’io ho le mie fissazioni

A questo punto, ad onorare i ragionamenti strumentalmente inutili del Pm Coletta, seguite passo-passo la corrispondenza tra Genova e me. Partendo dal basso, dal numero 1.

1. La dottoressa Flavia Renzetti, assistente giudiziario della segreteria 3 presso la procura di Genova, mi invia la notifica. Notate con attenzione che sono le 11:26 del 28 giugno 2023.

2. Alle 13:20 io le invio la richiesta di rilascio-copie dell’intero fascicolo e chiedo di farmi sapere quanto devo versare (sul Mod. F23) per il rilascio.

3. Alle 13:56 la dottoressa Renzetti mi risponde che il fascicolo è composto di 42 pagine e che «i diritti da versare per ottenere copia (con invio telematico a mezzo PEC) ammontano ad Euro 7,86».
Appena ricevuta, da parte mia, la prova del versamento, mi verrà inviato il file con la copia dell’intero fascicolo. Tutto elettronico: perché a Genova l’amministrazione giudiziaria viaggia così, non come quel boscabbaccano pistoiese in cui i fascicoli sono pieni di fogli volanti che spesso e volentieri prendo anche il volo.

È un reato criticare liberamente, ex art. 21 della Costituzione, la conclamata inefficienza e ineconomicità della struttura giudiziaria di Pistoia? È lecito indicare ciò che di medievale o di sovietico rallenta la vita e la giustizia in questo nostro devastato, inconcludente paese?

Quanto tempo è passato dalle 11:26 del mattino, alla risposta delle 13:56 da parte della dottoressa Renzetti?

Appena 2 ore e 30 minuti! Più o meno gli stessi tempi che si impiegano a Pistoia, dove le norme di accesso vengono, a detta di Coletta, «valorizzati» dalle sue astrusioni senza senso.

E dove un certificato 335, chiesto a gennaio 2023, non è mai stato confezionato e spedito al richiedente perché, secondo la logica di Tom Col, le richieste di un 335 per Pec non sono assolutamente ammesse!

A questo punto voglio porre una domanda alla Gip Patrizia Martucci. Come faccio a mostrare rispetto per le «autorità costituite» se esse, come Tom Col, ingannano i loro «sudditi deminuto iure», che cioè non godono dei pieni diritti civili in quanto non cittadini della repubblica, ma «cittadini privati» (privati, cioè, dei diritti inalienabili come quello di difesa)?

Questa, lettori e “galli della Checca” locali, è la procura della repubblica di Pistoia. Dove il Pm e i suoi sostituti su tutta la vicenda delle strade vicinali interpoderali sbarrate dal Perrozzi; sui mancati condoni di Mara Alberti, Dainelli Gionni, Margherita Ferri e Sergio Luciano Giuseppe Meoni; sulle false testimonianze e le calunnie di Luca Benesperi e di Maurizio Ciottoli; sulle menzogne della famiglia di Andrea Alessandro Nesti e Milva Maria Cappellini, invece di fare luce e giustizia hanno vergognosamente preferito coprire la sporcizia dimostrata per tabulas e riservare – a me e a Alessandro Romiti – il cappellaccio della gogna giudiziaria riscrivendo la realtà effettuale in una sorta di sacra scrittura apocrifa frutto di chissà quali interessi sottesi.

A Pistoia terzietà e imparzialità sono una certezza (in meno) e l’omertà generale è manifesto della sanità morale di questa provincia invisdibile

Fortunatamente i fatti alla fine parlano da soli. E non basta un PM che salva la sorella del suo capo Luca Turco; non bastano sostituti pieni di conflitti più numerosi degli aculei di un riccio; non basta la falsazione dei principi di legalità e trasparenza per giungere a intimidatorii rinvii a giudizio, arresti domiciliari illegali, sequestri di beni personali insequestrabili oltretutto, in séguito, violati dal luogotenente Maricchiolo, da Claudio Curreli e dal sostituto De Gaudio. Non bastano.

E non è sufficiente, a cambiare la storia, la “Wagner di Prigozhin” con cui Coletta, Contesini e Curreli hanno avuto il coraggio di presentarsi in aula, il 18 giugno scorso, al Tribunale del Riesame, in spregio (a mio parere) di qualsivoglia rispetto nei confronti di loro colleghi meritevoli di ogni rispetto, almeno fino a prova contraria…

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.it]


Sempre pronti a chieder voti, democratici zeloti;
sempre primi lì, al buffet, mangian sempre: anche per tre.
Ma se sprizzola o nevischia, niùn di lor più canta o fischia.
Treman tutti come foglie: c’han la bùa, c’hanno le doglie…


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