Ingegneri, geometri, architetti. Lobbisti, medici, cancellieri di tribunali, piccoli e grandi imprenditori. Sono loro gli uomini più preziosi per le cosche, perché mentre i politici cambiano a ogni mandato, la rete di colletti bianchi, funzionari e burocrati della pubblica amministrazione, resta sempre lì, dove una firma può valere milioni di euro. E negarla può costare la vita

IL «BENE COMUNE» È SOLO LA SCUSA:
LA MAFIA NOSTRALE NE CIACCIA E NE ABUSA

Stamattina, quarratini che votate per la cittadinanza onoraria a don Ciotti, ma solo per farvi belli e imbiancare il sepolcreto farisaico di cui siete personalmente delle lapidi tombali viventi, vi spetta ripercorrere la presa di culo di quello che fu il progetto (malamente abortito) del Centro Sportivo Polifunzionale (leggete: truffa aggravata continuata) da parte dei vostri amati democratici amministratori del Menga.
Riguardatevi – e godétevelo – lo strombettìo istituzionale dell’allora sindaca SS Gori. La quale, non sapendo come fare a vendicarsi dei dovuti sputtanamenti giornalistici di cui la gratificai all’epoca e in séguito, si offese a tal punto che mi querelò per averla definita la «sindaca inutile» (perché? Per Quarrata è stata forse utile? Giudicate voi…).
E la SS Gori trovò immediato accoglimento da parte del peggior sostituto di Pistoia (e, forse, d’Italia), Claudio Curreli, il quale mi fece rinviare a giudizio non perché avessi bestemmiato contro una sindaca ontologicamente insulsa, ma solo perché gli faceva comodo ammassare capi d’imputazione di uno (io, appunto) che stava offendendo il decoro e la reputazione di un suo presumibile «prossimo sociale»: il ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, Ctu del tribunale di Pistoia; una figura che, come tale, non doveva essere maneggiata in questa città di Vanni Fucci, micro-borgo di massoncelli tutti legati agli interessi amicali alla maniera di Tommaso Coletta e della Lucia Turco.
Altri particolari della figura e dell’opera della SS Gori ve li racconterò ma in separata sede. E sempre nella rubrica sinagra&cuffaro, perché di rigiri oscuri comunque si tratta.
Se non sbaglio (e concedetemi la possibilità di qualche errore di memoria), all’epoca del galattico complesso sportivo polifunzionale inculatorio di Vignole, con la storia della pisc[iat]ina – che parte, nell’immaginario popolare, fino dal 1975, anno della vittoria del Pci a Quarrata –; se non sbaglio, dicevo, l’assessore ai lavori pubblici era proprio l’Okkióne di Dio che ha messo Quarrata nei guai: Marco Mazzanti burrakièr di tutti quanti.
Nacque, questa pisc[iat]ina, sotto la più falsificante delle ipotesi. E se la riporto alla vostra mente, fragile e scarica come le pile di un’auto elettrica con 500 km percorsi, è perché anche questa specie di truffa (come molte altre del mirabolante Comune di Quarrata) fa parte della mafia locale, foraggiata e ben pasciuta dai politici inetti che il popolo quarratino ha sulle spalle dagli anni 90, anche grazie a una procura inerte dinanzi a qualsivoglia vergogna.
I segni della croce sono per il popolo che pagherà…
Mafia. In Vocabolario Treccani, sotto il numero 2. a. è definita «Tendenza a sostituirsi alla legge con l’azione o il prestigio personale, per lo più attraverso la formazione di consorterie, e con atteggiamenti di boriosa insolenza: ambienti in cui regna la mafia». Questa la definizione in un’opera di chiara ascendenza dem: quindi incontestabile perfino per la Schlein.
La mafia, in tutta questa fallimentare operazione, un vero disastro per Quarrata, si è vista più tardi. Vi riesce ricordare, elettori quarratini, qualcosa di davvero straordinario realizzato dal tiro SS Gori + altri (dieci anni di nulla sostanziale…)?
Il nobile inculo iniziò da qui (Mauro Dugheri, della Uisp, famiglia dem, fu il collante nel triangolo SS Gori-Mazzanti-fallimento pisc[iat]ina) e fu portato avanti – salvo errori – con l’affido della responsabilità dei lavori del Centro Polifunzionale inculatorio all’architetta Nadia Bellomo, dipendente del Comune di Quarrata e, contemporaneamente, compagna more uxorio del Dugheri stesso.
Queste le notizie raccolte e questo il quanto. E se non è mafia questa, più prestito di così, direbbe Frassica, che volete?
Qui mi rivolgo direttamente a don Ciotti che ci libera dalle mafie, ma non da quelle che regnano nei Comuni a cominciare da quello di Quarrata.
Domanda teorica: gliela affiderebbe lui, l’uomo/sacerdote che vive sotto scorta (come ci istruisce l’Irene Gori di FdI), la responsabilità della cassa a un ladro matricolato?
Dunque: come fu che la Bellomo (una di quelle che decise per il sì i passi carrabili illeciti del ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, insieme al geometra Giorgio Innocenti); come fu che la Bellomo diventò controllora dei lavori della ditta proposta e accreditata dal Dugheri? Un Dugheri che – si scoprì in un secondo tempo – vi era coinvolto e in pieno conflitto con i propri interessi economici personali rivestendo anche responsabilità nella ditta appaltatrice da lui medesimo proposta?
Che ne dice, don Ciotti? O, come al solito, ci risponderà gridando che le guerre (e così le mafie), come prima cosa, danneggiano la ve-ri-tà? Secondo il don è abbastanza mafioso o no un giro di panna montata di questo tipo, e con il sigillo papale dei dem, materia e antimateria di se stessi e delle loro contraddizioni?
Mi pare di ricordare che il progetto inculatorio prevedesse una decina di milioni di euro per la realizzazione delle opere. Che hanno perso la «O» iniziale e sono, alla fine, rimaste solo pere. Pere per i quarratini e nemmeno mature: perché, tra intrasparenze e altro, finirono con una rimessa di qualche centinaio di migliaia di euro. Ovviamente a carico dei contribuenti che impazziscono per le notti gialle, musica, vino e palle.

Qualcuno (anni 2014-15) aveva poi proposto a Mazzanti – ormai fatto sindaco a fini di burraco – di realizzarla, la pisc[iat]ina fantasmizzata dai cialtroni delle amministrazioni SS Gori etc. E il Mazzanti – mi fu espressamente detto – era anche disponibile a costruirla, quella pisc[iat]ina. Solo che il limite da lui posto era quello di 1 decimo della cifra prevista originariamente.
In altre parole, l’Okkióne di Dio si era offerto di spendere 1 milione di euro al posto dei 10 all’origine previsti. Così Quarrata avrebbe ricevuto, dalla sua mafia istituzionale, il dono di un bidet al posto di una vasca olimpica.
Alla faccia del sindaco più insulso – la SS Gori – e del veterocomunista più ottuso – il Mazzanti – che tuttora muove i fili del con[s]iglio comunale da dietro alla sua marionetta de Santonovo, faccio il sindaco, m’arrangio e ci provo…
Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
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BEL CASINO, DON LUIGI!
E se qualcuno ha qualcosa da dire, si faccia serenamente avanti. Sono ormai più di 5 anni che sparo notizie: ma tranne un arresto di 104 giorni (smentito dal tribunale del riesame di Firenze) e una condanna – ridicola e pilotata – del giudice Luca Gaspari, che non ha letto 1 solo documento 1 di quelli a fascicolo, nessuno dei mafiosi locali osa farsi avanti per dimostrare che quello che sto dicendo non risponde a verità.
Che abbia davvero ragione, gente?













