«Stamattina, 16 settembre, fra le 10 e le 11, all’indirizzo di via Lecceto 12 (ma badate che caso strano!) sono arrivati almeno una decina di angeli, fra cui – mi riferiscono – solo una donna. Pretendevano di entrare in casa di mia figlia. E alla domanda di lei, che chiedeva al plotone di qualificarsi, hanno, più o meno confusamente, risposto che “la domanda non era pertinente”: anzi! A lei che era in casa, e in casa sua, è stata rivolta la richiesta, piuttosto perentoria, di esibire una carta d’identità. Ma Mussolini non è morto da un bel pezzo?»

GIUSTIZIA A PIÙ NON POSSO
MA È SOLO UN PARADOSSO

Così scrivevo il 16 settembre 2020 dopo che, dietro una denuncia della signora (?) Mara Alberti, vera stalker di Lecceto insieme a Sergio Luciano Giuseppe Meoni e la madre Margherita Ferri (anche con l’aiuto di quella brava personcina del ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, maggiorente superprotetto dal Comune di Quarrata, e Ctu del tribunale di Pistoia benvisto da Claudio Curreli), si era mosso mezzo mondo (il tutto terminato in una “scorreggia barocca”) per tentare di impedire, come ritorsione, la realizzazione di un impianto di riscaldamento a Gpl.
Da qui potete scaricare la denuncia-di-merda della signora (?) Alberti (stilata dal suo egregio avvocato Turbalacque Bugiardoni di Firenze): una denuncia che finì in aria fritta, come dicevo. Ma solo dopo aver rotto i coglioni alla gente normale che Curreli e la procura poco affidabile di Pistoia definiscono giornalisti-stalker. Da noi “la legge protegge i fabbricatori e gli spacciatori di biglietti falsi”, evidentemente.
C’era in visita, quel 16 settembre di quattro anni fa, un esercito di dipendenti comunali corrotti di Quarrata.
Tra questi ricordo e sottolineo: 1. il raccomandatissimo de fero di Dario Parrini (segretario toscano Pd, suo cognato), sistemato da quel menestrello con mandola scordata di Marco Mazzanti, famoso agente di voto di scambio, come da assunzioni al Cis-inceneritore, salvato però da Canessa perché intoccabile e innocente in quanto piddìno; 2. l’ingegner Andrea Casseri, paladino dell’ambiente (devastato) del Montalbano; 3. il geometra istruttore tecnico Emanuele Gori.
E c’era anche, quarto tra cotanto senno (scriverebbe Dante), il corrotto comandante dei vigili Marco Bai, compare & compagnone del Mazzanti-Okkióne: tant’è che in quattro firmarono un falso sopralluogo in cui sottoscrissero che tutto il casino edilizio di Lecceto non esisteva, dato che nessuno di questi 4 salti in padella Findus rilevava alcuna difformità rispetto a quanto licenziato (evidentemente “a pago”) dagli uffici comunali.

Di tutto questo ser Coletta e don Curreli, con l’aiuto di vari altri giudici pistoiesi, hanno fatto strame: espressione di Curreli che coincide con la sua chiara visione del mondo; fare strame della gente perbene che gli sta sui coglioni.
Oggi la situazione appare esattamente rovesciata: il Comune di Quarrata ha negato le sanatorie a partire dal 1995, e c’è in corso il Tar perché la signora (?) Alberti ha già dovuto iniziare a demolire parti che il geometra Franco Fabbri (che genio!) aveva fatto sanare a dispetto di tutto e di tutti. Vi piace la legalità del Comune di Quarrata? E allora ditelo a don Ciotti, sarà felice!
Tornerò in séguito su certe cose – e quanto mi pare e piace, nonostante Curreli e la procura, perché lo stalking giornalistico è un’invenzione del sostituto sardo che faceva condannare padre Fedele per violenza carnale a una monaca psicolabile. Qui mi focalizzo sulla famosa storiella del cesso di Mussolini.
Nulla di quanto indicato dalla signora (?) Mara Alberti e dal suo avvocatone (documento 31.08.2020, protocollo 36806) è risultato veritiero sotto il profilo della pericolosità. Tantoché, proprio per questo, personalmente segnalai la denuncia (ma fui ignorato da Coletta & C., che non intercetta la sorella di Luca Turco) per «procurato allarme».
Tuttavia i geni (falsari & corrotti) del Comune di Quarrata, accarezzati, cresciuti e fatti ingrassare dai politici della sinistra democratica locale, si scatenarono subito sul famoso cesso di Mussolini.
Leggete bene cosa scrissero i comunali bravissimi a minacciare la gente ancor prima di esperire le indagini: esattamente come la procura di Pistoia, la quale prima rinvia a giudizio, poi cerca di costruire le prove intorno al caso – ovviamente coprendosi di ridicolo.
È su questo sconcio di corruzione che ora sto puntando la lente. E intendo dire che:
- la malafede comunal-comunista quarratina è dello spessore della cotenna di un tirannosauro;
- i dipendenti del Comune di Quarrata, pur se dotati di titoli tecnici (geometri, ingegneri, architetti) non sanno leggere e scrivere;
- i dipendenti del Comune di Quarrata non sono capaci di leggere e interpretare carte e mappe come dovrebbero.
Di conseguenza – e li sfido a dimostrare il contrario – sono asini, corrotti e in malafede. E anche questo il Romitino e tutto il con[s]iglio comunale dovranno esplicitare a don Ciotti, quando lo insigniranno della cittadinanza onoraria di questa conclamata comunità mafiosa.
Seguite, per favore, il ragionamento. Passo passo:
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È possibile che in uno stato di diritto l’accusato sia sempre colpevole a prescindere e il potere sia sempre dalla parte della ragione, don Ciotti? Ce lo dica autorevolmente lei e lo spieghi bene anche alla geometra Irene Gori di FdI, che ne ha bisogno La signora (?) Mara Alberti – aiutata dal suo esimio avvocato Turbalacque Bugiardoni – scrive una montagna di «mécce (méccia, in dialetto = cacca) di vacca» il 31 agosto del 2020.
Così dieci e/o più dipendenti pubblici si presentano in massa il 16 settembre a Lecceto e contestano una serie di fatti che verranno smontati uno per uno. Ma l’ufficio abusi edilizi apre immediatamente un fascicolo al fine di irrogare sanzioni ai calunniati.
In altra data il nostro giornale, Linea Libera, indica al corrotto Comune di Quarrata la presenza di capannoni abusivi nell’orto dell’assessore Simone Niccolai. Assessore all’edilizia, non alle caccole: si ricordi bene!
Ma non risulta che sia mai stato aperto un fascicolo su questi fatti a carico del politico dell’Italia Viva.
Evidentemente le leggi – sia i catto-democratici di Quarrata, che quelli della procura di Coletta – per gli amici le interpretano e per i nemici cercano di applicarle in tutti i modi: anche forzandole.
Al contrario il Niccolai, siccome è assessore, ha tutto il tempo di smontare i capannoni, mentre il corrotto Marco Bai “si stuzzica la punta del pipi” e attende di andare in pensione. Ovviamente in pieno accordo con Marco il boòpide (= occhio di bue).
Come legalità siamo al top, cara Mariavittoria avvocata Michelacci, dèa della legge. Prendi, becca, incarta e porta a casa!
La procura, sempre regolarmente avvisata, come al solito se ne frega. È questo l’effetto-Coletta/luogotenente guardia di finanza Daniele Cappelli. - Al blitz del 16 settembre 2020 partecipano: 1. il comandante dei vigili Marco Bai (corrotto); 2. il geometra ingegner Iuri Gelli, raccomandato de fero, corrotto, dirigente tecnico e falso testimone in aula dinanzi al giudice Luca Gaspari; 3. l’ingegner Andrea Casseri, istruttore direttivo, settore ambiente, che la spara grossa sugli scarichi; 4. l’istruttore tecnico, geom. Emanuele Gori, che dà il meglio di sé sul cesso di Mussolini.
Uomo tutto d’un pezzo, al Gori facciamo notare che quel cesso lì c’è sempre stato. Ma lui risponde che non c’è prova, non c’è certificazione autorizzativa e… bla bla bla.
Secondo voi non meriterebbe la famosa risposta di Benigni con il casco di banane in braccio in Johnny Stecchino? - I dipendenti del Comune di Quarrata non sanno leggere e interpretare carte e mappe. Sono, perciò, conclamatamente asini. E lo sono in piena avvertenza, materia grave e deliberato consenso. O dimostrino il contrario, se possono.

È toccato a chi scrive, semplice cittadino perseguitato dalla procura sgangherata di Pistoia grazie a Curreli e alle sue «prossimità sociali», tirare fuori le mappe d’impianto del catasto di Pistoia, anno 1954, e far vedere (e capire) che il cesso di Mussolini era “graffato” al civico 10 da sempre e quindi non era un abuso edilizio.
Ma i dipendenti degli uffici tecnici quarratini non hanno carte, mappe e cazzi vari per studiare le situazioni e rendersi conto di tutti i casini che combinano alle persone normali che pagano loro lo stipendio ogni mese? Non hanno il senso della responsabilità di ascoltare il contribuente come sarebbe loro dovere e presumendo con cura che non è per forza un reo?
Ora, se vi sembra una cosa normale che il cittadino debba essere soggetto a scazzoni di questa portata, messi in piedi da pubblici ufficiali e/o tribunali che non sanno né leggere, né scrivere, né fare di conto, allora è giusto, caro “sindaco apparente” Gabriele Romiti, che conferiate la cittadinanza onoraria al prete antimafia don Ciotti, tanto caro all’Irene Gori di FdI.
Personalmente, se fossi in lui, non la accetterei dalle vostre “manine sudicine”. Perché ciò significherebbe solo una cosa: che in questo caos, di cui vivono e si nutrono il Mattarella del Colle e le «autorità costituite», tutto – ma proprio tutto e senza esclusioni – è un brodo primordiale unico di spaghetti, pizza e mandolino.
Sono stato chiaro?
Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
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LE MINACCE DEI COMUNALI LEGALITARI

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Certo che doversi difendere da chi dovrebbe difenderci – chiesa, pubblica amministrazione e giustizia – sono convinto che sia davvero una stupefacente libidine degna solo di un popolo che da oltre duemila anni predica Cristo nel rispetto della libertà e della legalità, non crede, don Ciotti?












