pistojesi. AL FUNERALE NON LITIGARE, SE MALE NON VUOI PASSARE

Alla cerimonia funebre di un autorevole pistoiese si è scatenato il bisticcio tra due preti nella sacrestia su chi officiava la liturgia. Un brutto caso di decadenza spirituale, prima che morale, con l’intervento di alcuni laici che poi riappacificano i presbiteri…

Don Paolo Palazzi

 

PISTOIA. Nella celebrazione funebre, ci sono due protagonisti: l’Eucarestia sull’altare e il cristiano, un morto che ritorna dal Padre. Ma non sembra che se ne sia ricordato il già vicario Don Paolo Palazzi, quando ha allontanato a malo modo il presbitero che aveva avuto l’assegnazione della celebrazione della liturgia funebre e pieno titolo e capacità.

Stiamo parlando di un prete pienamente incardinato in Diocesi e già noto a questi schermi: Don Giustino all’anagrafe Mambunzu Ngombo Justin-Marie, biblista professore della Sacra Scrittura e delle lingue bibliche e del Greco del Nuovo Testamento, pienamente incardinato da più di un lustro in Diocesi.

Il già Vescovo Fausto della Diocesi di Pistoia e Pescia non è intervenuto con qualche provvedimento e ha lasciato che (non) vi provvedesse il suo vicario Don Cristiano che sembra avervi chiuso un occhio, anzi entrambi, senza alcuna iniziativa disciplinare (in caso contrario, lo preghiamo di informarci).

La vicenda del prete congolese, ci rimanda ai fumetti di 50 anni fa. Anche Calimero era discriminato perchè piccolo e nero.

Don Giustino è discriminato anche nelle piccole cose, come la mancanza di una campanello personale. Una vera penitenza.

È solo per la nostra diffusione mediatica nella grande famiglia dei misericordes (ora anche a Lucca!) che siamo stati informati della più che incresciosa lite intercorsa tra Don Palazzi e il prete black, probabilmente il più discriminato nella Diocesi tra tutti i neri, il congolese Don Giustino, già formalmente nominato dalla diocesi per la celebrazione delle esequie a Renzo Benesperi ma che, improvvisamente si è trovato il potente ex vicario che lo avrebbe diffidato a rinunciare al servizio e invitato ad allontanarsi a malo modo.

Il blackissimo prete, che è un presbitero genuino e davvero integerrimo, forse con qualche difficoltà linguistica, ma anche professore di lingue bibliche e biblista, non si è scoraggiato e dunque, con il feretro davanti all’altare avrebbe chiamato la segreteria dell’episcopio per l’intervento di un superiore, che sembrava necessario per richiamare il Palazzi.

Una vicenda incresciosa, anzi molto imbarazzante, che ci riporta alla mente le situazioni di esclusione e abbandono che il Don Gustino ha sofferto quando fu prima accolto e poi respinto da un altro Don Paolo, il Firindelli di MontaleRoba vecchia, ma le ferite si riaprono anche dopo anni, se non vi è l’atto di perdono e fraternità con una reciproca riconoscenza. La lite al funerale, sembra proprio parallela alle discriminazioni già sofferte nel 2010 a Montale la primitiva vicenda di discriminazione e razzismo clericale (un ossimoro direte voi, dopo lo stalking giornalistico inventato da Tom Col, ecco un nuovo e originale reato!)

Don Paolo Firindelli, una altro che ha usato poca fraternità con il confratello congolese.

Don Cristiano D’Angelo, quale vicario potrebbe usare di più il promotore di Giustizia. Non si può gettare la polvere sotto al tappeto…

Questa volta, sono stati presenti alcuni della Misericordia di Pistoia, che hanno assistito alla lite che si è aperta verso le 16, poco prima delle esequie del celebre concittadino Benesperi. Ma dunque è forse questa la causa della rivendicazione del Palazzi con una intimazione a fare “un passo indietro” al confratello congolese espressa, ci dicono, in modo diretto e condita di inevitabile razzismo.

Ci spiegano che il tono minaccioso del Palazzi, abbia reso ancora più nero Don Giustino per l’inspiegato e improvviso atto di spudorata arroganza del già vicario e dunque, già superiore.

I due sacerdoti poi sono stati riconciliati da dei laici, presenti alla funerale e hanno poi – emmenomale, diciamo noi – concelebrato il rito funebre in due: un altro paradosso.

Una situazione incredibile, che avrebbe comunque meritato un deciso intervento del Vicario Don Cristiano con l’attivazione del promotore di Giustizia (in Diocesi c’è, ma non lo ha mai usato: se non ora quando?), per le iniziative sanzionatorie/disciplinari del caso e così una sana lezione alla Diocesi molto razzista di Pistoja e una lezione di grande portata maieutica per la comunità dei presbiteri, non fosse altro per il ritardo di quasi mezza ora per la celebrazione, dovuto alla lite esplosa in sacrestia.

Pistoja è, e purtroppo resterà, la città di Vanni Fucci: un vero problema che coinvolge con dei metodi semplicemente discriminatori e non certo ispirati al Vangelo, cioè alla fraternità e inclusione anche gli uomini del clero, un vero problema per il Vescovo che verrà.

PS 1: i presenti alla vicenda potranno mandare le ulteriori informative sugli episodi all’indirizzo mail sotto indicato, avranno assicurata la solita e massima riservatezza.

PS 2: Don Giustino, sembra essere condannato alla persecuzione dei “Paolo”: prima Don Paolo Firindelli, poi Don Paolo Palazzi e infine anche Don Paolo Tofani, il parroco di chi scrive, che lo tiene senza campanello.

Allora Paolo glielo vuoi fare installare nel citofono del seminario, questo campanello esclusivo?

A.R.
alessandroromiti@linealibera.info


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