È stato presentato il Piano di Protezione Civile della Provincia di Pistoia con tante Autorità costituite riunitèsì nel Palazzo Balì, (quelle care alla Patrizia Martucci). Ma c’eravamo anche noi di Linea Libera con due domande scomode

PISTOIA. Elvezio Galanti è un esperto professionista che ha spiegato benissimo come, il Piano approvato, definisca le strategie di intervento, l’organizzazione delle strutture operative per la risposta coordinata nella gestione degli eventi calamitosi, il raccordo e il flusso delle comunicazioni e, soprattutto, che deve essere adottato come “faro guida” dai Sindaci.
Non deve ri-succedere che la gente si ritrovi travolta dalle acque e che, i preallarmi di eventi meteorologici, devono essere valutati con più attenti criteri di massima allerta, diversamente da quello che è successo il 2 Novembre 2023.
“L’elemento chiave di questo Piano è l’estrema speditività che lo caratterizza nella velocità di consultazione e di elaborazione”, ha dichiarato il presidente della Provincia Luca Marmo e, accodati a lui, si sono susseguiti il consigliere Silvio Buono, il Prefetto Messina e il Comandante dei Vigili del Fuoco.
Insomma, il gruppo dei relatori ha spiegato come il Piano rappresenti un risultato estremamente importante, dal punto di vista degli arricchimenti che ha comportato un lungo lavoro di squadra: tanti tavoli e tante chiacchere.
Il Piano fa da connessione tra tutti i portatori di interesse coinvolti e quindi i Comuni, le associazioni di volontariato, i cittadini (anche gli abusivisti) – perché il nuovo codice, evidenzia che il tema della Protezione Civile non è un tema da addetti ai lavori ma coinvolge a pieno titolo la cittadinanza.
La parola “ringrazio è stata pronunciata qualche decina di volte, e tutti erano molto soddisfatti, fino a che il nostro cronista Romiti (che non è parente con Tanacca), ha chiesto di formulare due domande: una al consigliere Silvio Buono e una al Prefetto.

Al primo, ha ricordato le più autocastranti dichiarazioni fatte dal vicesindaco di Quarrata Patrizio Mearelli sulla prioritaria necessità di ripristinare il reticolo delle strade delle colline (leggasi, strade chiuse di “classe vicinale e interpoderale”) che sono state viòlate con – a nostro non sommesso parere – maldestri interventi di abusivismo sostanzioso, quali sono, la costruzione di muri a malta, cancelli, transenne e la demolizione di qualche fonte storica nell’area di tutela paesaggistica (qual è quella di Lecceto).
Dunque, che pensano di fare i tanti scrupolosi amministratori? Interverranno presso “Tanacca” (cioè l’usciere di Quarrata) per le azioni di ripristino dei luoghi da conseguire tramite delle sonore ordinanze di demolizione e di messa in ripristino degli accessi alle vicinali, oggi chiusi anche con cancelli?
Al Prefetto è stato chiesto se conosce la situazione conclamata delle (già pubblicate) criticità del Montalbano, ovvero se intende prendere dei provvedimenti per sollecitare le azioni di sanzione amministrativa, civile e penale per i soggetti eventualmente riconosciuti responsabili.
Ma la Dott.ssa Messina ha risposto come fece Pio VII: non possumus!

Le due domande erano state precedute da una specificazione: il Piano parla delle azioni successive agli eventi meteorologici con grandi rovesci d’acqua ma, a parte la dichiarazione della superflua diffida indiretta ai Sindaci (di ottemperare al rispetto del territorio) fatta dal Prof. Galanti —che ha così ricordato l’ovvio — tutti sembravano distratti dal tema della “prevenzione”.
Noi, non abbiamo trovato delle planimetrie utili a descrivere le zone a rischio che sono state compromesse dalle opere di abusivismo edilizio: eppure ce ne sono molte! Una dimenticanza non di poco conto a parere di chi scrive, che sostiene che è meglio purgarsi in salute, che non curarsi in malattia. Qualcuno non è d’accordo?
Silvio Buono ha glissato la domanda e sputato la “polpetta avvelenata” rimandando alla natura solo “interventista del Piano” che serve, appunto a “curarsi in malattia” studiando bene le emergenze in atto; così ha detto che della prevenzione – questo è quello che ci è parso di capire – nulla interessa alla Provincia che non sa, e che, se c’era, non ha visto.
Qualche pudore inconfessabile?
Il Presidente Marmo, ha protestato sottovoce (ma chi scrive ha 11/10 di udito e ha capito) che le due domande “non c’entravano con il Piano”: anche a lui, non interessa fare le “purghe in salute”, preferisce le emergenze, così esponendosi impietosamente a una contraddizione non solo formale.
Non lo sa il Marmo che “non può restare nascosta una città collocata sopra un monte” (Matteo 5 14-16)?

Il Prefetto Messina, ha sottoscritto il pensiero marmiano, rassicurandoci però, che segue attentamente la rassegna stampa tutta (dunque sa benissimo delle amenità delle vicinali sotto il dominus Perrozzi, in quel di Lecceto): Noli turbare circulos meos ha detto e se ci sono degli abusivismi, non mi muovo senza delle formali denunce.
Non ha riscontrato alcuna anomalia nelle note di dolore del nostro quotidiano che pubblichiamo dal 2020: c’era l’altra Prefetta (Emilia Zarrilli, quella che urlò irretita convocando tutta la segreteria perchè erano le 19 e doveva andare via, solo perchè gli esibii le prove delle segnalazioni dell’Anac che l’aveva messa in copia per le inottemperanze della Fata Smemorina, era il 5 Dicembre del 2019: un pomeriggio davvero indimenticabile per chi scrive).
Dunque, secondo il responsabile della Prefettura che è un Ente governativo (sul territorio e per il territorio), sembra che Lei non dovrebbe assicurare l’esercizio coordinato dell’attività amministrativa degli uffici periferici dello Stato e garantire la leale collaborazione di detti uffici con gli enti locali, ma però può compiacere Don Manone nelle sue crociere riabilitative con amichevoli abbracci?
Nel concetto di “leale collaborazione” non rientra il vicendevole (tra gli Enti pubblici) principio di rispetto degli ordinamenti e leggi urbanistiche, volte alla tutela del territorio?
Con tutti questi formali “distinguo” ( i “tavoli” servono solo per distinguere e allontanare le responsabilità: provate a smentirci!), tali signori spostano solo il problema delle responsabilità agli Ammin(e)stratori locali che hanno permesso lo scempio delle colline, privilegiando molti con concessioni edilizie illegittime e provvide di devastanti esiti nel lungo periodo?
Per noi di Linea Libera, questa si chiama inerzia, il Tom Col del terzo piano del Palazzo che ride la chiama “omissione di atti d’Ufficio” e con questa, glielo chiediamo in modo pubblico.
Ci risponderà?
Alessandro Romiti [alessandroromiti@linealibera.it]






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