panini all’olio. IORIO CONFERMA: «I GIUDICI SBAGLIANO, MA TANTO CI SONO GLI APPELLI»

Botta e risposta tra Giovanni Iorio e Fabrizio Nerozzi sulla politicizzata mozione per la contestazione della riforma della giustizia. Un argomento davvero fuori luogo ma decisivo per le riflessioni collegate alla presenza di toghe militanti in tribunale a Pistoia


Sciopero dei magistrati Anm. La dott.ssa Giulia Gargiulo riceve le domande da Alessandro Romiti, mentre Alfredo Nerozzi registra la conversazione

 

AGLIANA-PISTOIA. Nessuno si sarebbe mai immaginato che il Con(s)iglio comunale (Elly Schlein dixit) di Agrumia avrebbe trattato un argomento tanto stravagante qual è l’indipendenza della magistratura.

Chiaramente [guardate quì dal minuto 1h:15’] la mozione è stata bocciata, anche perché decisamente “suicida”, visto il più fragoroso dibattito sociale in corso e la manifesta strumentalità polemica contro la riforma.

Il consigliere Giovanni Iorio ha concluso dispiaciuto del fatto che la “mozione non sia stata capita”, ma si è sbagliato e glielo ha spiegato bene il consigliere stampella Nerozzi, uno che di processi politici se ne intende e che ha inoltre una personale conoscenza dell’ex magistrato Piero Tony con il suo saggio “Io non posso tacere”.

Una mozione, quella proposta lo scorso 24 febbraio, ad alto tasso di politicizzazione, sulla quale sono stati versati e si continua a versare bilioni di byte, ma che è piaciuta al Pd Aglianese, forse lusingato dalla presenza di un consigliere – esperto sindacalista nel settore – che di magistrati se ne intende e che ha confermato indirettamente la denuncia a carico della malagestio di una quota di toghe operanti nel tribunale di Pistoia, da molto tempo nota e pubblicizzata dalla nostra redazione.

Se i magistrati sbagliano – spiega Iorio che lo sa (perché in tribunale ci lavora) – che problema c’è? Si ricorre agli “strumenti del processo”, cioè in appello, poi in Cassazione e poi dalla Corte dei Diritti dell’Uomo a Strasburgo. Il perseguitato è garantito e forse, prima di morire, riesce anche a ottenere il vaffanculo definitivo dalle sanguisughe europee.

Non si accorge, il consigliere – che coi magistrati ha anche lavorato insieme (e umilmente) – dell’alto costo economico, del danno psicologico, della sofferenza per la riprovazione sociale e del danno all’immagine di un processo contro un cittadino innocente disgraziatamente passato nel tritacarne di un processo sbagliato, messo in piedi con intenti persecutori da un magistrato incapace o infedele.

Il problema è che a Pistoia si vive esattamente nel più surreale sistema del mondo alla rovescia caro a Vannacci, visto – ed è solo un esempio – l’esito dell’inchiesta giornalistica sulla mancata messa in sicurezza del ponte autostradale sull’A11, quello di via Matteotti, ad Agliana; inchiesta per la quale si farà il processo ai due giornalisti che hanno denunciato il fatto e il responsabile, ancora una volta il mai-comandante Andrea Alessandro Nesti, che omise la chiusura al traffico pesante del cavalcavia.

Non accade mai che i giornalisti, cani da guardia delle libertà e dei diritti, osino fare una domanda imbarazzante a chi davvero ha tutti i denti e può mordere anche i cani da pagliaio… Meglio prendere atto e finirla lì

A Genova non è andata così: con i 43 morti del ponte Morandi. Si rinviarono a giudizio 56 indagati su 64 che, reggétvi forte, sono stati sottoposti a un solo Pubblico Ministero, il Dott. Massimo Terrile.

A Pistoia (ma non solo) gli inquirenti sono originali e pragmatici: usano il “copia incolla” per comporre i rinvii a giudizio, dimostrano di non conoscere l’italiano (o di non saper leggere), ignorano le disposizioni del loro capo, non dispongono le indagini sui fatti e violano regolarmente l’articolo 358 del codice di procedura penale, presentandosi in tre nelle udienze del Gup. Non lo sapevate questo Giovanni, Guido, Nicolò e Alice?

Il consigliere Iorio sbaglia a compiacersi del fatto che su scala nazionale il 60% dei processi terminano con una assoluzione: è solo il 40% il numero di quelli assolti per “non aver commesso il fatto”, mentre diversamente a Pistoia (è registrato in un video), lo stesso Tom Col il silenzioso procuratore capo al Canto al Balì afferma che vi è solo il 23% con ben 17 punti di differenza con i “diversamente condannati.

Struggente l’appello del consigliere dem a garanzia della Costituzione e a tutela dell’interesse generale dei cittadini. Ma sbaglia a “non volere entrare troppo nei tecnicismi”: se lo facesse avrebbe una diversa opinione della giustizia che è da trent’anni (lo dice il già procuratore capo Piero Tony) un potere non molto autonomo e, anzi, assai politicizzato (Palamara docet, insieme al Curreli).

Al punto 12 il consiglio comunale ha dato il suo contributo al paese nella battaglia per la Costituzione e la tutela dei cittadini, ma non è vero: “…sono solo canzonette!” (E. Bennato)

Si facciano della domande quelli del Pd e si chiedano come mai questa anomalia. Si facciano spiegare del motivo per il quale Tom Col, Grieco e il karaoker Curreli si presentano in tre al banco del Pubblico Ministero con Luca Gaspari: successe all’udienza del 6 aprile 2021. Non è questo, secondo noi, un dettaglio banale, ma un indizio eloquente della volontà di intimidire e orientare le decisioni della corte.

Ecco il significato dell’importante appello del Nerozzi a ricercare e garantire la terzietà del giudice, che non deve avere alcuna connessione o relazione con i colleghi inquirenti come adesso, purtroppo, non è: la mobilità dei magistrati giudicanti è o non è sottoposta al nulla osta del procuratore capo e dei colleghi inquirenti? Ci sono o non ci sono delle correnti in Magistratura? E dunque il Csm è o non è un coacervo di toghe politicizzate che si proteggono con un assurdo sindacato di comodo?

La referente dell’Anm, dott.ssa Gargiulo, il 27 scorso ha ricevuto dalle mani di chi scrive 8 richieste di chiarimenti: potrà e vorrà rispondere alle nostre domande? O resterà muta come usa in tribunale?

A.R.
[alessandroromiti@linealibera.info]


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