«Quello che vi può dire un procuratore è che non vi dovete far mai prendere dalla paura. Non vi dovete mai far condizionare. Dovete essere umili ma determinati. E dovete ricordarvi che siete diventati magistrati per tutelare i diritti individuali e quelli sociali senza paura, con determinazione e con umiltà». Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio

QUALUNQUE COSA AVVENGA, PERCHÉ ANDÍA
BENE COMUNQUE, “DON’T TOUCH MY LUCIA”!

Martina Vacca, su La Nazione, ci fa sua débita relazione. E riferisce a lettere chiare, quello che il giudice deve onorare.
Animo fiero e determinato, punti a diritto a tutto fiato. Ben glielo insegna il Capo Coletta, che questa regola in primis rispetta.
No. Non è vero che Tom la Lucia, non intercetta: menzogna e bugia! Senza timore non ebbe paura, quando il Cappelli salì su in procura.
E minacciandolo con un randello, disse: «O Coletta, io faccio un macello, se non sorvegli la Turco Lucia, balda germana di Sua Signoria.
«Intendo dire il Pm aggiunto, quel Luca Turco solenne e compunto, parente in sangue della Lucia trucca-concorsi e così sia!».
Eppur Coletta, o cari apprendisti, non si piegò: non ci furono Cristi. E con ardire e gran maestrìa, urlò al Cappelli: «Don’t touch my Lucia!».
Ha un bel coraggio Tomma Coletta a insegnar l’etica santa e perfetta, lui che rammèmora, ai suoi apprendisti, di lavorare pe’ pòeri Cristi.
Proprio lui, l’ottimo; l’uom sovrumano. Sordo e silente, dal Terzo Piano, educa all’etica i nuovi arrivati, ma poi perséguita i non-blasonati, che, per disgrazia, non sono tali da essergli amici o suoi «prossim’ sociali».
Questa è l’ItaGlia del Mattarella, alta solenne e grandiosa sorella, di un demo-cristo che fe’ bombardare la Jugoslavia, in Serbia, oltremare: il «bianco muto» che oggi parteggia per l’Europa che spende e guerreggia: e tutto a danno degli itaGliani, figli di cane e nipoti di cani!
Cari apprendisti che siete arrivati! Da un capo ipocrita siete inondati di pappardelle alla lepre e al cignale, predica bene e ràzzola male.
Lui si lamenta che in sua gioventù, i magistrati s’empìan di pupù, ché minacciati fisicamente, rischio di vita corréan tra la gente.
Poi Tangentopoli. Poi tutto il resto, fin le linguine condite col pesto. Aenneèmme, e giù Palamara; Ciesseèmme; tutti a far gara per le carriere, per i quattrini e metterlo in dòmo ai cittadini…
Questo, per gli otto arrivi, è il solo augurio:
di non seguir le péste del tugurio,
dove giornali, e lécca-culo a randa,
permettono macelli e una gran banda.
Edoardo Bianchini
(ex art. 21 Cost.)
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ETICA DA SEPOLCRI IMBIANCATI
E RESISTENZA ALLE TENTAZIONI

È errato dire che, per aver chiesto semplicemente il ritorno alla legalità su diritti reali (personali e sociali, come predica Coletta) grazie a Claudio Curreli, a Giuseppe Grieco, a Chiara Contesini, a Patrizia Martucci, a Paolo Fontana, a Luca Gaspari, a Linda Gambassi e a Luisa Serranti – sotto la regia, ovviamente del Coletta – mi sono visto ai domiciliari per 104 giorni, senza indagini e senza cura alcuna di verità documentali indiscutibili?
È errato dire che in questa città un debito di 90 mila euro ha portato alla rovina delle sorelle Ferretti, che sono state spogliate di un patrimonio di oltre un milione di €? O che, nel fallimento di una azienda agricolo-vivaistica Baldi, per 88.888 € di debiti il tribunale delle esecuzioni (ovviamente capitali) ha mandato al macero una famiglia portandole via più di tre milioni di €?
Altro che essere dei “cavalieri senza macchia e senza paura”, detto da un procuratore capo che non interviene se non a favore dei propri «prossimi sociali»!
Pistoja, gentili nuovi magistrati, è un tribunale in cui vengono di solito scaraventati in punizione magistrati che si sono distinti per mala giustizia.
State attenti, sì, virgulti di un potere dello stato che si nasconde in maniera illecita dietro un sindacato fatto di correntoni d’aria (e di sete di potere), nonché di fenomeni estremi da vero cambiamento climatico antilegale.
Comitato Perseguitati e Vittime
del Tribunale di Pistoia












