mondo al contrario. RIDATE I FIGLI ALLA FAMIGLIA NEL BOSCO


La legge (stupida e abietta) fatta da uomini (stupidi e abietti) consente di comprare un figlio tramite utero in affitto, di darlo a genitori dello stesso stesso e di decidere perfino che, se una donna vuole essere dichiarata madre di un figlio non partorito, ciò è lecito perché tale è la sua intenzione e lei è, perciò, una
madre intenzionale



PIÙ PERICOLOSA DELL’ATOMICA È LA LEGGE

IN MANO A CHI PRESUME DI ESSERE DIO


 

C’era una volta una famiglia felice. Un bosco che profumava di muschio e di abeti, una casetta in pietra.

Giornate lente, scandite dal tepore di una stufa in cucina e da tanto tanto amore.

C’era una volta un padre ed una madre che avevano deciso di mettere al mondo figli per amore e di farli crescere nella natura. Lontano da tutto. Niente televisione, niente strumenti tecnologici, niente cellulari a cui attaccarsi 24 ore su 24.

La fantasia illuminava questi bambini e li nutriva nel profondo. Poi un giorno arriva la magistratura e l’incantesimo si spezza.

I bimbi sono strappati dal loro nido e allontanati dai loro genitori (la madre li ha potuti seguire solo dopo una lunga mediazione dell’avvocato e comunque può stare con loro solo in determinati orari) e catapultati in una casa famiglia.

Per quanto tempo? Non lo sappiamo. La motivazione? “Leso il loro diritto alle relazioni”. La loro reale colpa? Vivere secondo natura.

Ma certo, strappare dei bambini al conforto della propria quotidianità e all’amore dei genitori, creando chissà quali traumi permanenti, è preferibile ad una presunta mancanza di relazione con coetanei (confutabile, dato che i bambini avevano contatti con coetanei figli di altre famiglie neo rurali del luogo).

Non è la prima volta che la magistratura, e quindi anche lo stato, strappa un figlio al proprio genitore naturale, con motivi futili e stupidi. I delinquenti sono tutti a piede libero. Chi vive onestamente però, viene perseguitato.

A niente sono servite le vicende che avrebbero dovuto fare da monito, come il caso di Serena Cruz o di Gabriella Carsano.

La legge (stupida ed abietta) fatta da uomini (stupidi ed abietti) consente di comprare un figlio tramite utero in affitto, di darlo a genitori dello stesso stesso privandolo (scusate ma sono all’antica) il più delle volte quindi dell’ineguagliabile figura materna (le donne hanno l’utero, gli uomini no), di ucciderlo ancora in grembo con motivazioni superflue, quella stessa legge che lascia i figli a genitori violenti o mafiosi, ma li toglie ad una famiglia che decide di vivere secondo natura (chi è la magistratura per autoproclamarsi Dio supremo?).

Si lasciano figli a genitori che vivono sui social, che li parcheggiano da nonni e baby sitter perché preferiscono lavorare cento ore al giorno in nome del Dio Denaro, che li tengono a giornata davanti alla televisione o che addirittura danno loro un cellulare in mano a due anni (per “tenerli buoni”, anche nel passeggino, o a cena al ristorante).

Si lasciano figli ai rom che vivono con le discariche di rifiuti a cielo aperto (ci siete mai andati dietro l’ospedale San Jacopo di Pistoia?) o che insegnano loro a delinquere.

Per chi vive onestamente, nella nostra Italietta, non c’è pace. Mi si accappona la pelle.

La legge (stupida ed abietta), questa volta impersonificata dal tribunale dell’Aquila è capeggiata da una donna che si fa promotrice dei diritti Lgbt e trans ma distrugge una famiglia “normale”.

Questo è il progresso nel mondo al contrario.

Italia, un paese alla fine

E la strumentalizzazione politica di questa vicenda fa ancora più schifo (siccome Salvini e Meloni si sono fatti avanti per difendere questi genitori, allora i comunisti pro-Pal sono tutti contro la “famiglia scellerata”, che ha deciso di educare non scegliendo l’eccelsa scuola pubblica).

Ci sarebbe da chiedersi: cara magistrata (perché nel linguaggio progressista e politicamente corretto di oggi le femministe stravolgono la lingua italiana con nomi rigorosamente al femminile) ma se questa famiglia fosse stata composta da due padri o da due madri avresti fatto lo stesso?

O allora sarebbe diventata una famiglia emblema dei diritti e delle sacrosante libertà di scelta?

Se quella famiglia fosse stata islamica avrebbe avuto lo stesso trattamento? Oppure ci sarebbero stati articoli e mobilitazioni senza fine?

Qual è l’unica cosa, anzi la più importante, che la giudice avrebbe dovuto chiedersi: i bambini sono felici e sereni?

Sì, allora questo basta.

Perché vivere con la propria madre ed il proprio padre vale più di qualsiasi altra cosa.

Alessandra Tuci
[redazione@linealibera.info]


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