Franceschi dimostra il forte imbarazzo con il quale denuncia di avere tenuto all’oscuro l’assemblea dei tre soci Quarrata-Montale-Agliana (atto anche illegittimo), usando come pretesto la circostanza della forbice che, diversamente, dovrebbe essere un motivo di stimolo proprio per impostare un’azione di tutela degli interessi pubblici, di ristorare la società Cis Spa dei danni indotti dagli errori della costruzione, riportati nel lodo arbitrale nascosto in ghiacciaia…

AGLIANA-MONTALE-QUARRATA. È stato sicuramente Lorenzo Gerace che ha impegnato il Franceschi a rispondere alla nostra denuncia di malagestio della vicenda tra Cis spa e Ladurner, con due controversie (una sui difetti di costruzione dell’impianto di incenerimento rifiuti e l’altra sulla mancata produzione di energia) insorte nel rapporto di appalto di costruzione, affidato alla Ladurner.

Che l’affidamento della gestione impianto alla società asiatica (Ladurner è oggi cinese, non Trentina) sia una cosa errata – per i costi (oltre 1 milione e 200 mila annui) e le capacità di controllo diretto sull’efficienza dell’impianto – è dimostrato da una circostanza storica: nel maggio del 2009, l’arrivo della Ladurner fu annunciato da un nostro scoop: i consigli comunali dei Comuni proprietari del Cis non avevano avuta alcuna
notizia sull’affidamento, dimostrando così la protervia della partecipata comunale che letteralmente “decideva” senza le autorizzazioni dei consigli comunali.

Oggi il Franceschi – evidentemente sollecitato da Lorenzo Gerace, costretto dal còmpito di Presidente del Collegio sindacale a “fare qualcosa” – ha scritto una lettera confessoria e anche un po’ ridicola perché mette in chiaro la volontà, mai dichiarata prima, di negare e resistere all’accesso civico generalizzato sugli imbarazzanti documenti.
Facendo un raccordo e una intersezione con l’intervista avuta con l’Avvocata Bujani (quella che venne nominata dal Presidente del Tribunale, ma che si scoprì incapace di svolgere l’incarico e – reggétevi forte – si rimise al parere delle due medesime parti che, per risolvere il contenzioso, avevano richiesto la procedura!) il quadro patologico è chiaro: la vertenza è fondata su un centinaio di capitoli di contenzioso che hanno una rilevanza tecnica massiccia e che devono essere sciolti con una perizia tecnica fondata sul contraddittorio e non con le supercàzzole del Franceschi nelle sedi dei consigli e delle commissioni dei “decisori” politici.
Questi ultimi, sia chiaro, non si salvano: con la loro omertà e reticenza (vedi il caso del “tromboncino liberista” Luca Benesperi) hanno dimostrato la loro incompetenza e incapacità preferendo una vergognosa ignavia al dovere della chiarezza e dell’accertamento dei fatti.

Se “mancano i riferimenti tecnici” per risolvere la controversia con la Ladurner, come lascia capire il Franceschi, allora si provveda a risolverli con una Ctu, anche collegiale se particolarmente complessa.
A chi giova tenere in “ghiacciaia” una vertenza che potrebbe avere una consistenza di quasi 5 milioni (10 miliardi di vecchie lire di soldi pubblici)?
Il Franceschi tenta di blandirsi, rappresentandoci che la forbice (da 0,7 a 4,7 milioni) è la causa della non pubblicabilità del lodo, mentre esso ne è l’effetto e dovrebbe essere motivo di accelerazione della risoluzione della controversia, non del suo congelamento, in attesa di tempi migliori. Da quì l’esigenza di una pubblicizzazione in trasparenza e chiarezza, cosa ostile agli uomini della nomenclatura di via Tobagi e del Pd.
Una situazione che dimostra la mancanza di volontà delle parti in lite (ma che sono legate in un rapporto malato e omertoso di collaborazione coatta, alla quale sono costretti per vil danaro dei cittadini-sudditi).
Nella lettera il Franceschi dimostra il forte imbarazzo con il quale denuncia di avere tenuto all’oscuro l’assemblea dei tre soci (atto anche illegittimo), usando come pretesto la circostanza della forbice che, diversamente, dovrebbe essere un motivo di stimolo proprio per impostare un’azione di tutela degli interessi pubblici, di ristorare la società Cis Spa dei danni indotti dagli errori della costruzione, riportati nel lodo arbitrale nascosto in ghiacciaia.
Prossimi passaggi di “coinvolgimenti” (i distratti o cecàti sono molti in questa vicenda, come ha dimostrato il ristretto Gerace!), saranno quelli della denuncia agli uomini della Certificazione Iso 9000 (Gianluca Gallio), l’Organismo Interno di Valutazione (Riccardo Bartoli) e – con sicuro interesse, crediamo, visti i potenziali risvolti in bilancio – i revisori contabili Marzio Bracciotti (incaricato fino al 2019) e Roi Giorgi subentrato dal 2020, entrambi anche responsabili per gli esiti civilistici connessi.

A proposito: ma in questa ridicola vicenda la Fata Smemorina (alias il Segretario Generale Donatella D’Amico oggi a Montale) non è tenuta quale Rcpt a dare soddisfazione all’Accesso civico di Alberto Fedi che ancora aspetta insospettito?
Vuole forse fare ammuìna come fece con il consigliere Fabrizio Baroncelli che, nel 2018, rimbalzò più e più volte, anche andando a sbattere il muso sulla scrivania della (tecnicamente incapace e insoddisfacente) Avv. Lisabetta Bujani?
Che dirà l’Anac su questa inerzia del segretaria comunale dormiente, prima ad Agliana e oggi a Montale? Lo sa la Fata Smemorina che cosa prevede il Tuel sulla procedura di accesso agli atti dei consiglieri comunali?
Alessandro Romiti
[alessandroromiti@linealibera.it]


















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