Il tratto di via di Lucciano disastrato dall’alluvione del 2023, è quello compreso fra le due barre rosse della foto. Di quanti chilometri si tratta? Neppure 1. Ma facciamo finta che sia 1 Km, cioè 1.000 metri. Conto della serva: spesa = 1 milione e mezzo di € = 2 miliardi, 904 milioni 405 mila delle vecchie lire; 2.904.405.000. Diviso per 1.000 metri = circa 3 milioni delle vecchie lire al metro

E CHI DEVE TUTELARCI?
SA SOLTANTO PERCULARCI

Cari, i miei lavori per oltre due anni di fermo; i massi ciclopici del Baby Romy (che probabilmente non sa neppur cosa siano), e una serie di guard rail tutti erosi alla ruggine.
Fatevi pur prendere per il culo – quarratini un po’ babbei – da una giunta ad alto analfabetismo diffuso. E anche da una procura (quella di Coletta), che lavora per la gente comune.
Tre milioni di lire per ogni metro (ma il tratto non raggiunge il km, cerchiamo di capirci…) sono
una abnormità. Ogni metro è fatto solo di cento centimetri: ogni centimetro, dunque, ci costa 3 milioni delle vecchie lire diviso 100: vale a dire 30 mila lire. Per certi cretini sono il prezzo giusto. Forse perché non sono capaci di fare il conto della serva come lo faccio io, che, dato che sono vecchio (parola del giudice Paolo Fontana), sarei suonato come la campana di bronzo rotta che si trova a Mosca sul colle del Cremlino…
Seguendo questa logica e divertendoci a satireggiare (cosa sgradita al sostituto Giuseppe Grieco, che non ha il senso dell’umorismo), se un pène medio, di 20 cm, arrostisse per una qualche causa, per rimetterlo a posto con le pomate anti-ustione, verrebbe a costare 20 cm per 30 mila lire a centimetro, 600 mila delle vecchie lire in pomate. L’Esi Aloe Vera Gel Puro 200 ml, costa appunto 14,90 €: con ventun tubetti potremmo avere una perfetta “rigenerazione penale”. O no?
Chi non ha il senso dell’umorismo – e la procura di Coletta ne è tragicamente priva in assoluto – si merita in assoluto queste considerazioni dettate da parametri di “allegoria e derisione”, tanto per citare un romanzo di Vasco Pratolini.

È, quella di Coletta, infatti, una procura in cui i sostituti non svolgono indagini o le svolgono male e sbagliate. Ma decidono «motu proprio» (da sé, avvocata Elena Giunti latinless, del non-dottor Romolo Perrozzi ubiquamente protetto) e di propria spontanea volontà, di dichiarare stalker gente, come chi scrive da 58 anni sui giornali, che le indagini le fa; le fa tutte; le sa fare; le fa assai meglio e veraci di quelle prodotte, in quantità da cibo-spazzatura, da magistrati alla Claudio Curreli, Chiara Contesini, Giuseppe Grieco, Luigi Boccia, Linda Gambassi, Luisa Serranti; o magistrati (come Luca Gaspari, Patrizia Martucci e Paolo Fontana) che, pur messi al corrente della verità storico-documentale, chinano il capo all’arroganza dei protettori di cittadini rispettabili e onorati come, appunto, il Perrozzi, il sindaco-calunniatore Benesperi, il violento Ciottoli fascista aggressore, Andrea Alessandro Nesti, il nessuno che ha vissuto dal 2000 in poi alle spalle degli aglianesi (babbei come i quarratini); la di lui moglie (Milva Maria Cappellini) hater professionale, autoreferenziale e narcisisticamente incentrata sull’analisi [molto significativa] di se stessa quale genio letterario del Terzo Millennio.
Torno al lezzo dei cadaveri (citazione di Foscolo) di Quarrata, dove il Romitino ci parla, ora, di una via di collegamento tra Via Brunelleschi e Via Amadori, le due zone industriali della “città delle alluvioni”, con finanziamento già ottenuto dalla Regione Toscana per 1 milione e 500 mila €. Solo che l’asse di collegamento, indicato nell’immagine, è ben più impegnativo dei problemi di Via di Lucciano.
Per questo c’è da chiedersi: quanto verrà a costare, alla fine, la nuova pista dell’Aeroporto Internazionale Tanacca del Falchereto? Quanto metà dell’Autostrada Firenze-Mare fra soldi di Giani (che fa confinare Toscana e Lombardia) e risorse da impegnare da parte del Comune dei “babbei”?

Se è vero – come sostiene la Corte Costituzionale – che esistono le «madri intenzionali», seguendo lo stesso filo illogico più evidente della luce del sole, ho personalmente diritto di definirmi «Procuratore Generale Intenzionale della Cassazione di Mattarella». E posso indicare a Tommaso Coletta di farla finita di venirci a imporre i suoi inammissibili sproloqui giudiziari, sempre protetti da Csm-Anm-Procura di Genova e forze democratiche-antifasciste.
La verità (e, di conseguenza la giustizia) è quella che è: non quella che ci predica chi, professando la sua incommentabile superiorità morale, osa dire al luogotenente Daniele Cappelli della Guardia di Finanza “che lui la Lucia Turco, sorella del suo capo Luca Turco, non intende intercettarla».
Tutti i babbei, ora, possono serenamente e informatamente votare no al referendum per la divisione delle carriere. Sarà un godimento per la dottoressa Giulia Gargiulo.
Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
© Linea Libera Periodico di Area Metropolitana
E OGGI LO “SCANDOLO” DELLE BEFANE…













