la battutaccia. PER FAR FORTUNA CON MATTARELLA BISOGNA FARLA DIMOLTO BELLA!


L’articolo 21 della Costituzione consente la libera espressione critica e di opinione: solo che i magistrati – bontà loro – sono i primi a negare qualsiasi diritto umano e dovrebbe saperlo anche la dottoressa Giulia Gargiulo, la volta-spalle a chi le paga lo stipendio. ma anche lei finge di essere una sfinge. Alla fine il «bianco muto», discendente del «Bianco fiore» della Dc, premia e grazia perfino i pluriomicidi…


La fortuna di essere nati in un paese democratico in cui imperversano le procure e la giustizia è schizofrenica, ma gente come la Salis finisce in Europa!

CIAPPERELLO FECE TANTO

CHE ALLA FIN FU FATTO SANTO


A loro sconti e a noi legnate? Bella giustizia!

 

Il problema, per San Sergio Mattarella, è quello di togliere il «sì» gridato alla fine di Fratelli d’Italia che chiamò. Ormai nessuno ha intenzione di farsi avanti e dire «Obbedisco!» alla Garibaldi. Il resto, Erezioni Eiaculazioni Esibizioni, avrebbe detto Charles Bukowski, sono tutte storie di ordinaria follia.

È difficile vivere in un casino, sia proprio che metaforico . È assai peggio che alzarsi la mattina alle 6, nella casa del bosco, e andare a cacare in un cacatoio all’aperto.

Ai nostri signori magistrati, attualmente causa del cambiamento climatico (quello, sì, vero) della giustizia, non è toccato dover cacare non en plein aire, ma in un capannotto staccato da casa.

Personalmente, devo dire che questa condizione non mi sconvolge, perché l’ho pure vissuta in prima persona. Da ragazzo, quando passavo le estati dai nonni a Lecceto (allora non c’era quel pottaióne di Romolo Perrozzi a scorreggiare imperioso dal colle del tutto suo Marchesato Supplente di Pescina).

Leggere Bukowski aiuta a capire meglio l’amministrazione giudiziaria italiana…

Allora (anni 50) si cacava nel cesso che il duce aveva fatto costruire per fini di igiene e che gli stronzi dell’ufficio tecnico del Comune di Quarrata, volevano far passare per «abuso edilizio». I capannoni realizzati dall’assessore Simone Niccolai, invece, non li vollero vedere: né loro, né il Mazzanti, né quel falsario dell’ex comandante dei vigili Marco Bai. Lì Coletta ha tenuto la bocca stretta, porca paletta!

Tutti noi contadinòidi e boscaiolòidi, avevamo il cesso nell’orto. Da cui – periodicamente – la materia organica, che scientificamente si appella merda, veniva tolta con il ramino da spurgo detto anche tozzino, un barattolo di latta inchiodato a un palo; per poi essere copiosamente e profumatamente sparsa sulle verdure dell’orto.

Se sono qui a rompervi le scatole da vero stralker – come è convinto il sor Curreli – è perché vi voglio bene? No: è solo che non sono morto. Non è morto nessuno di quella generazione là, la quinta del 900.

Quando don Paolo Tofani vendeva la mortadella nel negozio del padre in Via Fiume a Quarrata, le prèfiche della socializzazione giudiziaria imposta non le avevano ancora istituite e istituzionalizzate, i compagni di Askatakazz, come randellatrici etiche ed eretiche della filosofia morale della cacata.

Concacatio matutina, sana atque genuina: cacata di mattina è sana e genuina (dalle massime della scuola di medicina salernitana, dottor Grieco).

Tante grazie, Mattarella. Sia a te che a tua sorella. Quella dea Costituzione che tant’ama il Benignone!

A forza di politicamente corretto e di woke, s’è creato un pianeta delle scimmie in cui i nostri rappresentanti del terzo (e più tremendo) potere dello stato si permettono di tutto.

Anche di far cambiare sesso ai tredicenni che – secondo loro – sanno quello che fanno: e meglio assai dei due ladroni del famoso Cristo che esclama «padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».

La notizia che vedete in apertura, vi misura la febbre dell’insensatezza odierna, non solo italiana, ma mondiale; quando dementi di tipo Zelensky, che cacano un un cesso d’oro (questo va bene, vero dottor Curreli?), possono illuminarvi su come si amministra la giustizia e la democrazia.

Omicidio stradale aggravato portato a salvamento con gli arresti domiciliari e un braccialetto elettronico quando sarà possibile averlo. Poi servizi sociali e la rieducazione etica statale. L’omicida era strafatto di cannabis.

Il dott. Curreli, nel 2020, era strafatto se non di cannabis, di favore nei confronti del Perrozzi, il non dottore, ma evidentemente «prossimo sociale» della procura, anche buon persecutore di padre Fedele Bisceglia, per inventarsi che io ero uno stalker.

Non migliori di Claudius né Grieco (nave appoggio) né Coletta (portaerei ammiraglia), affiancata da vascelli e fregate del livello e del tono di Gaspari, Martucci, Contesini e altri ancora. Con qualche cacciatorpiediniera romana e, magari, un sommergibile (Fontana?).

Il più anziano del gruppetto di testa sembra Coletta, che però ha conosciuto gli anni di piombo per cui rischiava la vita e portava il famoso pistolone dell’ispettore Callaghan nella fondina sotto la giacca.

È bello vedere – cosa che contraddice la teoria della mia demenza senile, spregevolmente rimarcata dal giudice Paolo Fontona, per elogiare un Nesti che è campato per volontà della corruzione istituzionale ed è stato protetto da destra, sinistra e centro –; è bello vedere, nella dissoluzione morale dello stato di Sergio il muto, un Curreli che, in quanto capo scout forse talvolta ha cacato pure all’aria, all’alba, in mezzo a un bosco da Giovani Marmotte, fa arrestare me perché ho detto la semplice verità; e lo fa a favore di un pottaióne (o pottóne è uguale) come il Perrozzi che, in tutta la sua integrità morale e buon nome da difendere, fa cancellare le tre strade vicinali di cui io parlavo, appena 20 giorni prima che Gaspari inizi a obbedire al cumulo gravitazionale del buco nero del Terzo Piano di Pistoja.

Se era tutto lecito e limpido e il Perrozzi, anziché un pottaióne, era un brutto anatroccolo destinato a diventare un candido cigno, perché il marchese di Pescina si fece cancellare le strade da un compiacente ufficio del catasto di Pistoia? E perché tutti questi onesti magistrati si incazzano come belve contro di me? Che interessi hanno per dover proteggere il Perrozzi come fosse l’imperatore di Persia difeso dai suoi immortali?

Per chiudere con la battuta dei Trettré, in perfetta linea con la materia stessa della casa nel bosco… «A me, m’apare ’na strunzata!».

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
© Linea Libera Periodico di Area Metropolitana


Sia lodato Santo Stefano patrono della chiesa di Lucciano, che è anche la mia!


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