Stamattina, domenica 3 agosto 2025, la non meglio identificata “signora Lucia” della zona di Montorio (il borgo dove sono nato e che, purtroppo, è stato colonizzato da una marea di stronzi venuti da fuori) ha svegliato il cane di Lecceto alle 4:30; e poi lo ha risvegliato alle 5:30 con l’evidente intenzione di dare inizio a una nuova sanguinaria e omerica Guerra di Troia…

GLI ANIMALI NON MENTONO MAI
MA I COSIDDETTI ESSERI UMANI SÌ

Nel pomeriggio di ieri, sabato 2 agosto, una non meglio identificata “signora Lucia” è passata da Lecceto per lamentarsi del fatto che – secondo lei, filosofa morale della Beata Minchia ed evidentemente ordinaria di Etica del politicamente corrotto all’Università del Marchesato di Strullopoli-Perrozzi –; del fatto che “la dhonna dh’oggi non fa da desinare”: l’espressione “far da desinare” è proprio dialettale di Montorio. La signora Lucia, dunque, l’è d’Orio o altrimenti direbbe: “la dhonna dh’oggi le ’un cuchìna”.
E siccome ai civici 10-12-16 di Via Vicinale di Lecceto (di proprietà esclusiva una minchia del ragionier non-dottor Romolo Perrozzi e di due strullarelli anzianotti che comprarono il condono nel 1995 dal geometra Franco Fabbri a suon di mazzette), alcuni residenti si nutrono anche di piadine romagnole, alla Lucia, novella Elena di troia, “i piallàcci” non gli garbano.
Traduco per gli umanoidi del nuovo millennio, rieducati “a forza” secondo le regole della cazzitudine del politicamente corretto/corrotto (accoglienza, conformismo, legalità del cazzo, antibullismo, lotta al femminicidio, socializzazione coatta, sesso fluido per forza, cattocomunismo onnicomprensivo, demenza da deficienti che non riescono a non soffrire di complessi di inferiorità e carichi di una plètora di disturbi mentali che si curano, secondo loro, solo con il volontariato);
traduco – dicevo – per gli uomini del nuovo millennio (fra cui anche i nostri salvatori della procura di Pistoja, protettori dei loro «prossimi sociali» o ruffiani): “i piallacci” sono, nella lingua di Montorio, che io correntemente parlo, le zolle erbose del divèlto (= il campo lavorato in profondità) che, causa l’acqua che tengono, s’appiccicano sotto le scarpe o, un tempo, gli zoccoli dei contadini. Nulla a che vedere, quindi, con la spiegazione data dai genj progressisti del Vocabolario Treccani.

In questo caso la non meglio identificata “signora Lucia” di Montorio, poiché col termine “piallaccio” intende, evidentemente, schifare le piadine grate ai residenti di Via Vicinale di Lecceto 10-12-16, dimostra, con dignitosa chiarezza, che, non solo è una deficiente naturale e incurabile, ma che è una di sangue oriese (= di Montorio), quasi certamente «prossima sociale» (= ruffiana) di gente che le permette di rompere i coglioni a chi vive in casa propria, piazzandosi ritta sul colle davanti al castello del Marchese di Strullopoli o, più in basso, alla Dogana del territorio dell’Agriturismo Il Calesse, limitrofo, peraltro, delle famose Terre di Seccaiola, giurisdizione del Barone Leonardo de’ Bassetti-Spazzola, cosiddetto per la sua chioma a sega tutte-teghe come certi abitanti del glorioso impero di Cipango o Giappone che dir si voglia.
Gli stalli prediletti dagli stronzi urlanti oriesi e non (c’è, mi dicono, anche un anzianaccio, ma ce ne sono altri che vengono perfino da Agliana a sbraitare in Via Vicinale di Lecceto); i punti precisi in cui si fermano per insultare, offendere, perseguitare, molestare, irridere, deridere e spargere la loro merda di cane, sono la piazza di Pìseri (dove purtroppo nacqui), la Dogana del Calesse e lo spiazzo di Lecceto dinanzi al castello del non-dottor Perrozzi che dispone di ben 4 telecamere della minchia ottenute come favore personale dalle sue «prossimità sociali» & ruffiane.
I santi in paradiso del Marchese di Strullopoli sono: la procura che lo protegge perché apprezzato Ctu del tribunale; il Comune dei sinistresi santi e legalitari (sindaci Sergio Gori, Mazzanti, Romitino) coi loro impiegati da Armata Brancaleone (a partire dal geometra Franco Fabbri in poi: ma l’elenco è lungo) e, quanto a telecamere, il glorioso Garante della Privacy (dei nostri stivali) puntellato e sorretto da un interessante relazione scritta e sottoscritta dalla Guardia di Finanza, ma democraticamente secretata nella patria legalitaria di Mattarella & C. Vi si dice – s’è capito dal protezionismo che c’è intorno – che il Perrozzi rischia di essere ammazzato da qualcuno: che non posso essere certamente io, anche se costui lo sostiene senza pudore…
Ora, se Montorio, purtroppo mio borgo natìo, non fosse un covo di imbecilli e di stronzi, i cosiddetti normali (ma oggi il normale è un’utopia) piglierebbero faccia a faccia la signora Lucia, il vecchiaccio e tutti i molti altri, e gli farebbero – come si dice – “un culo come un’ordinotte (= grande come l’orizzonte durante il buio della notte)”. Se non altro perché se qualche demente quasi tutti i giorni si mettesse a urlare dinanzi a casa mia, io mi affaccerei alla finestra e – come feci nel 1974 a un gruppo di giovinastri che s’erano messi a suonare la chitarra di notte, alle 3, in uscita dal Tamburo della Luna o Casa del Popolo oratorio del Mazzanti – gli butterei in capo una borsa di plastica dell’Esselunga piena d’acqua.

Lo stesso farebbero i Giuntini dell’Agriturismo Il Calesse e il ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, Ctu pregiato e blindato dalla procura grazie a Claudio Curreli, a Tommaso Coletta, a Giuseppe Grieco, a Chiara Contesini e via e via, come si dice sul Montalbano terra deturpata dagli abusi edilizi licenziati a pago dal geometra Franco Fabbri e non solo.
Perciò occorre concludere che la gente come la Lucia novella regina di Troia, il vecchiaccio che sbraita, i rompicoglioni che circolano fin giù, sul ramo Nord della Via Vicinale di Lecceto verso i civici 10-12-16, ma anche verso i 14-18 dei personaggi che comprarono il condono a suon di mazzette dal geometra Fabbri: tutti questi, insomma, sono ammessi e graditi ai «Dii onnipotenti ed eterni» nomàti Romolo di Pescina e Roberto di Chicco & discendenti.
Un aspetto, tuttavia, utilissimo in tutta questa vicenda da mare di cacca dell’Alluvione di Riccardo Marasco, è che, finalmente, alla mia età venerabile di 78 anni (un vecchio – come pensa astiosamente il giudice Paolo Fontana – degno di essere soppresso perché ha perso il senso della funzione della libera stampa – povero Paolo piegato alla procura…); è che finalmente sono riuscito a conoscere la vera storia della mia vita, e dei danni che ha prodotto sulla terra.
Èccoli a chiare lettere:
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Io sarei figlio di un ufficiale tedesco e non di Lamberto Bianchini
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Io avrei vari figli e figlie sparsi per il mondo, a cui sottraggo il pane quotidiano per favorire la mia figliola-prodiga
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Io sono sempre stato una schiappa come studente e in ogni mia altra attività
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Io ho generato, direttamente o indirettamente, problemi di esistenza e di vita a un tizio – non so se figlio illegittimo dei miei mille in giro per il mondo o no – di nome Massimiliano Tesi, del quale ignoro se si tratti del Vpo prossimo sociale (= ruffiano) del sostituto Claudio Curreli, o qualche altro che sembra legato a una famiglia di benzinai
A tutto concedere, cari conterranei oriési un po’ strulli anche voi, venduti a quattro puzzoni che hanno fatto quattro soldi non si sa bene come, ma godono delle protezioni mafiose della legalità stile Comune di Quarrata e stile procura di Coletta a Pistoja in questo mondo di ladri alla Antonello Venditti
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Che fossi tedesco lo pensava, nel 1995, anche una bellissima ragazza di Bolzano, la giornalista Elisabeth Augustin, che partecipava allo stage dell’Ordine dei Giornalisti, con vista su Villa Mondragone, per la preparazione, di lì a poco, all’esame di stato.E me lo ripeté più volte, tanto che alla fine mi riportò a Roma-Termini da Frascati, dove eravamo, proprio con il pulmino dei bolzanini: ma il mio Dna è quello dei Bianchini-Lapini (cosa che qualcuno dei magistrati pistojesi non può dire per la sua prole “amerikana”)
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Non ho (che io sappia ) né figli né figlie in giro, ma se qualcuno ha da dire qualcosa, piuttosto che andare a gridarlo in via di Lecceto ai civici 10-12-16, si faccia avanti: facciamo il test del Dna e risolviamo la questione in un attimo e per sempre
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Il Chiesino di Montorio Se sia stato o meno una schiappa in tutta la mia vita, lo dirà il mio curriculum, non quattro teste-di-cazzo che vanno a gridare a Lecceto perché sto sulle palle a un Perrozzi parvenu: io la mia laurea ce l’ho e buona; lui, la sua, la spacciava per buona, ma la aveva presa come il Trota figlio di Umberto Bossi della Lega, non a Tirana ma in una delle università della minchia di oggi. il Perrozzi lo aveva scritto da tutte le parti, poi dovette cancellarlo e a corsa…Sulla mia personale schiappaggine: ma la signora Lucia, per caso, non si ricorda mica se suo fratello dovette venire a lezione di greco da me? O non è lei…?
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Infine: quanto a Massimiliano Tesi – che ignoro chi sia – ch’àggia a fa’?Mi impegno a chiederlo direttamente al Curreli appena torna dal tour della Cambogia per sapere se è il benzinaio o il suo adorato Vpo; quello che lui mandò in aula, dalla dottoressa Barbara Floris, e che, prima di iniziare, sparò una serie di cazzate bestiali di cui (fortunatamente) abbiamo la registrazione da poter sentire e apprezzare
Concludo. Se Parigg’ avesse lu mère, sarebbe ’na piccola Bère. Ma a Strullopoli Se ֹ’o strunz aìss’ ’o cervièll, facesse assai méne bordèll.
Oriési di tutto il mondo, tutti amici del politicamente corrotto, unitevi! Volete proprio che si dica e si scriva che fate schifo?
Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
© Linea Libera Periodico di Area Metropolitana





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