la battutaccia. LA MESSINA VA A QUARRATA: BACI ABBRACCI E COMPARSATA. MA NESSUN LE DICE MAI COSA HA FATTO IL NICCOLAI?


Perché la prefetta di Pistoia, invece di fare l’inchino alla Schettino a un sindaco che è un’offesa alla repubblica (seppur di Mattarella), non manda in Comune un bel “commissarione prefettizio” a raddrizzare le gambe ai cani di una realtà amministrativa degna di una Gomorra di Roberto Saviano?



SARAMAGO O SARAMAGA?

SOL LA CHIACCHIERA VI APPAGA


«Guardi là!», ma la prefetta s’è distratta. Che abbia fretta…?

 

È una domanda che mi frulla in testa da ieri pomeriggio, quando un lettore di Quarrata mi ha inviato le foto incensatòrie che Baby Romy ha postato sul suo diarietto da nido d’infanzia.

Licia Donatella Messina è la prefetta che non riceve il comitato dei residenti di Vicofaro (è troppo indaffarata); che non ascolta i giornalisti (si rivolge a Alessandro Romiti con un bel «salite le scale», ovviamente di Coletta: con cui evita accuratamente l’incontro); che svia (sempre i giornalisti) quando vogliono presentarle i problemi del Comune di Agliana: ma che sa molto bene recitare Josè Saramago per i saluti di fine-inizio anno.

E anche seguire, entusiasta ed entusiasmata, la Matia Assunta in Cielo in crociera con la guida di fu Luigi Egidio Bardelli. La storia è storia e non si cancella: tant’è.

Tra i numerosi fedeli servitori della repubblica (seppur di Mattarella) ho ancora da vedere, alla mia età, uno che non faccia in modo di “non sapere, istituzionalmente, quello che gli accade intorno ai piedi”.

Ovviamente per un quieto vivere, che gli permetta di tirare la paga per il lesso senza dover tirare sassi e in maniera particolare alle piante. Per i quadrupedi di tutte le stagioni, sto citando il Davanti San Guido di Carducci.

È facile parassitare così il popolo lavoratore e pagatore di stipendi ed emolumenti ai suoi politici-amministratori vergognosamente infedeli: come anche l’amministrazione comunale di Quarrata, dietro un sindaco in buona sostanza analfabeta che, sbandierando la legalità con l’avvocata delle nostre ghette Mariavittoria Michelacci, marchesa non di Canossa ma dei Mammamia in tour, lascia correre, ed anzi avvalora e favorisce i favoritismi d’istituto per chi sorregge il malgoverno locale.

«Complimenti, son commossa» e al Romiti fremon l’ossa,,,

Quello che mi chiedo e che – vedendo tante brave persone in giro – vi chiedo, o lettori-bauloppo del Montalbano “che ci casca addosso” dell’assessore Patrizio Mearelli, è come si possa dar credito a chi, della menzogna e dell’illegalità ha fatto, e continua a fare, il proprio cavallo di battaglia per succhiare soldi alla gente prendendola, sostanzialmente, a calci in culo con qualche infinocchiata da palcosceMico di Settembre Quarratino.

Nello specifico, osservate come ride (e se la ride, pure) quel genio di Simone Niccolai l’agricoltore; che, pur scoperto responsabile di abusi edilizi, fu salvato dal segretario provinciale del Pd, Marco Mazzanti, allora sindaco e tuttora nostro censore, proprio lui che, in periodo di mascherine, dava diplomini di nozze d’oro alla Magia senza indossare i preservativi orali di Roberto Speranza (che di recente ha presentato al Parco Verde) e senza subire le dovute multe dal suo comandante (mafioso e corrotto) dei vigili, Marco Bai, peraltro falsario anche di documenti e dichiarazioni pubbliche.

Anzi! Quando il Simone Niccolai fu scoperto abusivista, il Bai e il Mazzanti gli dettero tutto il tempo per disfare in poche ore tutti gli abusi tiràti su nel suo orto. E non solo. Lo sanificarono a tal punto – pur essendo caduto in un fognone di cacca – che lo fecero rieleggere e lo nominarono di nuovo assessore agli abusi, compito che tuttora svolge egregiamente anche in questa amministrazione di quadrupedi con prerequisiti di comprensione ad alzo zero.

Insomma, alla estimatrice del Saramago, glielo avranno detto, durante la gloriosa visita alla Màgia, del trojajo di Simone l’abusivone?

Personalmente, da giornalista professionista quale sono e resto (nonostante il pensiero della malleabile e duttile Chiara Contesini, che si intestardisce a sostenere le follie giuridiche di mezzo tribunale penale di Pistoja), credo che la repubblica (quella di Mattarella) sia una vera e propria vergogna istituzionale.

Non ontologicamente – come ama dire Coletta, che però non indaga la sorella di un suo collega fiorentino) –, ma perché, per come siamo costretti a subire il verminaio della dissoluzione morale che ci dissangua, essere un dipendente pubblico di alto libello costituisce una sorta di garanzia alla inscìzia (etimologicamente «ignoranza», o latinless avvocata Elena Giunti) dei problemi.

Forse la dottoressa Messina dovrebbe citare, del suo poeta prediletto, un altro verso che, come un bel tacer mai scritto, potrebbe suonare così:

Cu è surdu, orbu e taci, cent’anni campa ‘n paci.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
© Linea Libera Periodico di Area Metropolitana


Tutto ciò che ho scritto è perfettamente a conoscenza del Coletta e dei suoi “pueri cantores”. Ma il popolo è condannato per democratica legge ad essere il becco e il bastonato per definizione.

Uno di questi giorni «a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa» vi darò dimostrazione provata di come funziona il protezionismo favoritistico dentro le sacre mura del Comune di Quarrata, grazie anche ai suoi ineccepibili vigili urbani, sempre cari alla procura di Pistoja.


«È più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per la procura della repubblica di Pistoja vedere quello che è vergognosamente evidente anche agli occhi di un cieco!» [dal Vangelo secondo l’art. 21 della Costituzione e non di Ventotene]


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