Per la partenza del giudice Gaspari da Pistoia è importante fare menzione di Lyrics and music by Anne Feeney [1998]. La canzone Have you been to jail for justice? (Siete stati in prigione per la giustizia?) è l’inno della disobbedienza civile: come a quella che piace a chi non ossequia gli errori (spesso voluti) della procura di coletta e dei suoi subalterni. Fu cantata dal trio Peter, Paul and Mary durante il concerto di omaggio allo scomparso Harold Leventhal in occasione del Giorno del Ringraziamento del 2003 alla Carnegie Hall di New York

TROPPI SBAGLI, LA PROCURA
PIÙ CHE BENE FA PAURA

Fugienti hosti munienda via, dicevano i latini, cara avvocata latinless del Perrozzi, Elena Giunti. Al nemico che fugge, ponti d’oro.
Ma non c’è da gioire. Perché la partenza di Gaspari, ormai trasferito – come del resto quella della Gip Patrizia Martucci o di Paolo Fontana – non risolve il problema-Pistoja, né lo sposta di un granello di sabbia: lo trasferisce semplicemente qualche metro o chilometro più in là.
Si tratterà di far finta di nulla perché tutto all’apparenza cambi, ma nella sostanza resti esattamente com’è.
E anche la riforma della giustizia, quella di Nordio, pur se sarà un sonoro ceffone sul muso a una Anm, associazione sindacale (di padroni) intollerabile, non porterà alla lunga da nessuna parte.
La sete di potere della maggior parte di coloro che entrano in quella carriera nota anche agli ebrei della Bibbia (Sansone, in prima linea, apparteneva ai giudici) è la riprova che morto un papa se ne fa un altro e morto un Adolfo ne rispuntano altri trecento, giovani e forti, anche se gli altri son tutti morti.
Have you been to jail for justice, siete mai stati in galera per la giustizia, magistrati maestri di Pistoja? Io non credo. I più si allineano e seguono la corrente.
Altro che l’assalto dei Pro-Pal a La Stampa di Torino! I Costituzionòmani hanno chiuso
Linea Libera per ben due volte e continuano ancora a ostacolare l’Art. 21…
Ed è per questo che i sudditi non saranno mai cittadini: perché sono i primi ad accettare, a capo chino, di avere un pastore che li guidi; che pensi a loro e per loro e che, al momento opportuno, li porti al macello per fare i maccheroni sulla pecora in umido. La specialità che piace tanto al sindaco indecente di Agliana, al quale fra procura e giudici penali hanno fatto a gara a credere e dare fiducia.
Voglio perciò ricordare – a tutti i legalitari di Pistoja, fra cui gli scout e la signora Gargiulo volta-spalle – che in procura e in tribunale ci sono più cose di quelle che Amleto, principe di Danimarca, supponeva esistessero fra cielo e terra nella famosa tragedia di Shakespeare.
E sia chiaro e semplice per tutti: io sono finito ai domiciliari per 104 giorni, non perché sono uno stalker (come vorrebbero tutti i pistojesi, tra i quali pongo in prima fila anche quei magistrati che vegetano in Piazza Duomo e a San Mercuriale), ma solo perché, grazie alle misteriose vie degli dèi del Terzo Piano, la verità doveva essere chiusa e rinchiusa con la violenza brutale della legge.
Ho chiesto giustizia e – da magistrati come Curreli, Coletta, Contesini, Gambassi, Serranti, Grieco, Boccia, Gaspari, Martucci, Fontana – ho avuto solo persecuzione e domiciliari gentilmente decisi senza una beata minchia di prova, ma solo – come scrisse senza verificare – per gravi indizi, la scostante signora Martucci.
Tutti questi servi della giustizia (di se stessi) sanno tutto, perché sono stati omaggiati dei documenti idonei sia in aula che per raccomandata. Sanno tutta la verità, ma la tradiscono ogni giorno. Il Terzo Piano lavora a cottimo solo per il proprio potere e i propri interessi: e, ovviamente, anche quelli dei loro «bravi» di manzoniana memoria. Forse pure perché sanno poco leggere e men che mai scrivere, ma hanno in mano la clava e la certezza dell’impunità.
E noi? Dovremmo vivere con il terrore di gente come questa, che verrebbe protetta comunque da individui come loro anche se venisse presa in ufficio con i pantaloni ai piedi mentre scopa, come Florentino Ariza in L’amore ai tempi del colera di Márquez, sulla propria scrivania? Cosa che, peraltro, è accaduta: ed è di pubblico dominio, accettato e taciuto. O no?
No, caro Coletta. Così non va. Che tu non intercetti la Lucia Turco, vallo a dire ad altri. A me devi rispetto: anche se non sono (e proprio perché non sono) una vostra «prossimità sociale», come i 16 querelatori seriali del maxi-processo politico Gaspari, a cui Luca riservò onore e còccole!
Edoardo Bianchini
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Vedi anche: https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=4630&lang=it












