Più il tempo passa, più si radicalizza la lotta per il mantenimento dei privilegi delle procure a danno dei cittadini. Non per nulla i magistrati stanno litigando sull’uso dei quattrini di tutti gli iscritti indirizzato alla garanzia dei non-diritti, dei Pm e sostituti, a far quello che vogliono. Perché è lì il nodo scorsojo che ingrippa il motore. Ce lo dice, con autorevolezza, lo stesso Palamara, che di queste cose
se ne intende…
UN POTERE DELLO STATO
NON PUÒ AVERE UN SINDACATO
SPECIE QUELLO DI LANDINI,
MAGISTRATI BIRICHINI!

È per questo motivo che trovo indigeribile, e ai limiti dell’osceno, la vignetta che, da parte dell’area procurale della [in]giustizia italiana, viene promossa e fatta passare come chiarificatrice di ciò che potrebbe accadere se si taglia il cordone ombelicale che lega pubblici ministeri, polizia giudiziaria e giornalismo “di cacca”.
Per questo specifico tipo di giornalismo (aggreppiato alla mangiatoja rossa) basta leggere tutta la stampa italiana, eccettuando appena tre o quattro testate su tutto il suolo nazionale.
La pagnotta, infatti, viene prima di tutto. E i vertici del dis-Ordine dei Giornalisti (specie in Toscana) ce lo hanno mostrato nelle vicende di stampo maduriano e iraniano che hanno investito la nostra piccolissima ma irriducibile testata, cancellata due volte e con il suo direttore mandato (vero Curreli?) illegalmente agli arresti domiciliari.
Quando in giro si trovano personaggi stile Curreli (che si inventano reati di stalking, di violenza privata, di violenza sessuale [la storia di padre Fedele Bisceglia], di calunnia e chissà cos’altro), e che tuttavia passano indenni da qualsiasi “redde rationem” (giusto pagamento dei propri errori, avvocata latinless Elena Giunti); quando a Pistoja ci mandano, come capo procura, personaggi stile Tommaso Coletta che ha l’ardire di dichiarare a Tvl che a lui le amicizie («prossimità sociali») gli fanno un baffo; e lo fa pur consapevole di aver perseguitato due ufficiali di Pg della Guardia di Finanza, pur di non intercettare la sorella del suo superiore fiorentino (il Pm aggiunto Luca Turco), la dottoressa Lucia, implicata, ma mai beccata, in squallide storie rosse di Concorsopoli universitarie;

Quando accade tutto questo, cari lettori, allora nasce spontanea la domanda «ma che cazzo di magistrati circolano nelle procure d’Italia?»; o l’altra «ma è giusto che questi mestatori che operano alla luce del giorno e possano camminare poggiando i piedi sulle nostre strade con il rischio di inquinarne le pietre?».
Terzo potere dello stato, i cosiddetti pubblici ministeri godono di garanzie assolute perché sono loro che si fanno avanti come capistazione con le lucine rosse o verdi del via libera!
God
ono di garanzie assolute. Lo sanno anche i batteri monocellulari, perché si giudicano fra loro e fra loro si assolvono sempre, mentre mandano in carcere chi vogliono e quando vogliono facendo pressione (se non anche minacciando e ricattando) sui loro colleghi operanti nel civile e nel penale.
Vogliamo continuare a porgere il culo, muti e riconoscenti, proni sui tappeti da preghiera, a questi signori della vita e della morte altrui, in niente dissimili – grazie alla legge della trinità di cui parlano Sallusti e Palamara – a gente per niente diversa da Maduro e dall’ispirato (da Maometto e dalle 72 vergini del paradiso) Ali Khamenei?
O non sarà l’ora, dopo quasi un secolo di Costituzione insultata, ignorata e derisa, di far capire a questi personaggi che non vogliamo più essere costretti a subire la loro indecente e volgare tirannia?
Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
© Linea Libera Periodico di Area Metropolitana








![SAN[T]ITÀ, L’APPELLO AI SINDACI DI MEZZA TOSCANA: QUANDO LA MONTAGNA NON SI FIDA PIÙ DI CHI LA GOVERNA SAN[T]ITÀ, L’APPELLO AI SINDACI DI MEZZA TOSCANA: QUANDO LA MONTAGNA NON SI FIDA PIÙ DI CHI LA GOVERNA](https://www.linealibera.it/wp-content/uploads/2026/02/Il-Taglio-di-San-Macello-230x184.jpg)





