la battutaccia. A DIRIGERE IL QUINTETTO PENSA IL ROMY L’IMPERFETTO


Chi avesse pensato che io fossi defunto in questa mia assenza, lunga, dai commenti impietosi su Pistoja e dintorni, si tolga ogni dubbio:
sono vivo e vegeto…



CON LA SUA BACCHETTA IN MANO

FA VENIR GIÙ IL MONTALBANO


 

E tale sono rimasto in un lungo periodo di riposo e distacco (o letargo) dalla realtà coprolitica (il letamajo di merda pietrificata di dinosauro) che ci tocca vivere ogni giorno, fra politici di chiara consistenza organica decomposta, amministratori che sembrano dei cadaveri senza volto (cancellato dalla s-vergogna che li caratterizza), e orde di magistrati infedeli allo stato e alle sue leggi nel nome dell’Elly, tutti con la Costituzione in mano per minacciare chi attenta al loro sciagurato/demenziale puzzolente potere.

Mi è presa, insomma, un po’ una crisi social-religiosa in qualche modo simile a quella del direttore del Vernacoliere: «Il Vernacoliere sospende le pubblicazioni, Cardinali: “Sono un po’ stanchino”. Il mensile satirico livornese ha annunciato la sospensione delle pubblicazioni dopo il numero di novembre 2025».

Mario Cardinali (5 febbraio 1937) ha 10 anni più di me. Quindi lo capisco che abbia bisogno di una pausa. Oltretutto per lui si è mosso anche quella specie di “nullità etica” dell’attuale ambizio-vanaglorioso presidente dell’ordine dei giornalisti di Firenze, Giampaolo Marchini, vero Stachanov della difesa delle porcate di una grande diffusora di fake news addomesticate dall’Asl Centro Toscana, la neo-pensionata Daniela Ponticelli, cara ai padroni del Pd e salvata un mar di volte dalla cellula rossa del giornalismo fiorentino.

Animali fantastici. È anche il titolo di un film

Anche il dis-ordine fiorentino dei giornalisti lavora – come tutti i compagni, del resto – su disposizioni cellulari: «si salva e non si salva (come si prestava il carretto del Lavarini di Pistoja) a seconda dei casi e delle persone attuali».

Per il Cardinali il Marchini-Stachanov «ha definito Il Vernacoliere “uno spazio di libertà e di satira unico nel panorama editoriale italiano”, auspicando che la pausa sia breve».

Per me, al contrario (questi sono i giornalisti imparziali ordinisti!) insieme anche al Bartoli, oggi presidente del dis-ordine giornalisti nazionali, ha fatto assai di più: ha confezionato querele del cazzo e calunniose accuse che solo i compagni giornalisti sanno tèssere (di partito): tanto per dare una mano e un contributo assai fattivo ai magistrati della procura della repubblica di Pistoja, un vero e proprio anus mundi in cui il Csm e l’Anm (quello della volta-spalle dottoressa Giulia Gargiulo) concentrano tutte le «maglie nere» delle procure d’Italia. Pistoja uguale Alcatraz, insomma.

Capisco la stanchezza di Mario Cardinali, ma voi, benevoli lettori, cercate di capire la stanchezza di una lotta che dura – fra me e quel verminajo, che in metafora rappresenta il regno di Baby Romy il Tanacca – durissimamente dal settembre del 2019 ad oggi; e dalla quale fuoriescono degli sconci di falsi, calunnie e corruzione amministrativa che avvolgono di vivace riverbero, come aureole di gloria, dirigenti, funzionari, dipendenti e amminestratori quarratini, davanti ai quali dirige il quintetto da camera (la giunta) un sindaco semianalfabeta, contestabile ben più assai dell’innocente Beatrice Venezi a Venezia, alla Fenice.

Più che una Fenice, però, il Comune di Quarrata si connota come una Gallina.

E per di più spennacchiata o, in sàtira, spernacchiata. E come tale – scriverebbero i latini della Roma repubblicana e imperiale – questa congerie di “gente da appuntamenti” (ormai gli uffici pubblici sono diventati case d’appuntamento) – raspa e razzola «in sterquilinio» come una gallina in una concimaja. Una gallina che, come il famoso galletto di Seneca, «in suo sterquilinio plurimum potest», ha un gran potere nel suo letamajo.

Ogni sàtira ha il suo prezzo…

Democraticamente, costituzionalmente, moralisticamente, eticamente, politicamente, correttamente, rompicoglionamente, wokamente, cristianamente, sono tutti dei veri e propri «caporali della minchia» o ducetti arrossati che dir si voglia.

Per chiarire lo stato della perfezione sterquiliniale della Gallina di Quarrata e del suo Maestro Direttore di Quintetto (che però non sa leggere la musica) riattacco con una domanda seria.

Quanti saranno le licenze, i permessi, i condoni, le sanatorie, le Cile e altra roba vile maneggiata negli uffici tecnici del Teatro della Gallina, se fino a qualche anno fa tutto passava: 1. al mattino sotto le mani del geometra Franco Fabbri; 2. e al pomeriggio sotto le sue stesse mani di persona personalmente, mentre lavorava senza soluzione di continuità negli uffici privati del geometra Mauro Ponziani in via Cavour a Quarrata? E questa è solo una domanda facile.

Però nessuno ha mai detto nulla. Specie la procura di Pistoja. Dall’epoca di Giuseppe Manchia e fino ai giorni nostri…

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
© Linea Libera Periodico di Area Metropolitana


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