Lettera aperta di Michele Giannini, addetto stampa di Forza Italia Montagna Pistoiese: dalle inchieste “Affidopoli” nelle Marche e “Urbanistica” a Milano, il richiamo a una riflessione sulla questione morale e sull’etica politica che non può essere brandita come arma di parte, ma assunta come impegno comune

SAN MARCELLO – Il PD con tutta la sinistra variegata, dovrebbe ogni tanto, per non dire spesso, rileggere l’intervista rilasciata da Enrico Berlinguer, – se sanno ancora chi era Enrico Berlinguer, – a la Repubblica, il 28 luglio del 1981, alla luce dei fatti che stanno succedendo in questi ultimi giorni per la questione “Affidopoli “ nella regione Marche e “l’inchiesta sull’Urbanistica” nel comune di Milano, ma al di là di come andranno le inchieste giudiziarie, ha ferito a morte la politica, ridotta a mestiere prettamente gestionale, di regolazione di affari, scambi, convenienze, per cui si rende necessario un dibattito tutto nuovo sulla questione morale.
Quando fu rilasciata la suddetta intervista, Enrico Berlinguer era il segretario politico del PCI, e si può dire, senza tema di smentita, che il PCI era il partito comunista più forte dell’intero occidente, un partito politico che non aveva rivali di nessun genere a sinistra, ma che non aveva ancora dentro di sé i “prodromi” per diventare un partito di governo nazionale, anche se governava già diverse istituzioni quali, regioni, provincie e comuni, e sulla questione morale ebbe a dire, cito testualmente:
“La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano.
Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. […]
Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.”
Da allora ne è passato di tempo, in pratica il PCI con la morte di Berlinguer (1984), cessò di esistere trasformandosi nel 1991 in PDS, e successivamente nel 1998 nell’attuale PD, stavolta con la vocazione e i “prodromi” di partito di governo, per cui viene da pensare che se Berlinguer fosse ancora vissuto, per forza di cose, avrebbe dovuto rivedere e rilasciare un’altra intervista, aggiungendo nei partiti di governo, cui faceva riferimento nell’intervista suddetta del 1981, anche il PD.
Questo cosa significa, che nessuno può ergersi a giudice sopra gli altri per dare lezioni di morale, né come partito né come persona, e se il PD in tutti questi anni ne ha fatto una bandiera di battaglia morale, attaccando tutti i suoi avversari politici, ora deve fare ammenda, ed è inutile che l’attuale segretaria, Elly Schlein, esterni pubblicamente di fare pulizia di capibastoni, correnti e cacicchi vari, in questa faccenda scandalosa la parte lesa è soprattutto il paese Italia.
Chi non avesse ancora capito come vanno le cose, bisogna che prima di predicare e promuovere delle “sante crociate”, con l’arma della morale, contro un avversario politico, o contro chicchessia gli dia fastidio, perché intralcia gli obiettivi che si è dato di voler raggiungere, ci deve essere un momento per riflettere sulla condizione umana, i partiti politici, le istituzioni, lo stato stesso è fatto di uomini, l’uomo per sua natura ha delle fragilità innate, e queste fragilità sono antiche come il mondo e si annidano in ogni consesso umano, per cui alla base di tutto, ci deve essere sì un’etica da seguire e da rispettare con estremo rigore, ma non si può fare e condurre una battaglia sulla mancanza morale degli altri, quando all’interno di se stessi, può venire fuori con una esplosione disastrosa ed essere feriti con la stessa arma che si è usata contro l’avversario, e quello che è successo lo dimostra chiaramente perché “chi di morale ferisce, di morale perisce”.
Chiaramente tutto questo vale per tutti nessuno escluso, chi vuol intendere intenda.
Michele Giannini
Addetto Stampa FI
Montagna Pistoiese












