Niente di quello che ha fatto e disfatto a Lecceto, Via di Lecceto 1 località Montorio, sarebbe stato possibile, se gli uffici tecnici corrotti non avessero chiuso non solo gli occhi, ma anche le orecchie e il naso dinanzi agli sproloqui e alle false dichiarazioni del ragionier non-dottore rese a pubblici ufficiali del Comune, ma benevolmente perdonàtegli dalla procura delle nebbie…

SE INDAGO SALTA TUTTO E NON È IL CASO:
ECCO PERCHÉ NON VO’ STAPPARE IL VASO!

Sapete cos’è una falsa attestazione o dichiarazione a un Pubblico Ufficiale sull’identità o su qualità personali proprie o di altri, ex art. 495 cp? Se non lo sapete, potete chiederlo al ragionier non-dottor Romolo Perrozzi. La laurea non l’ha mai vista, anche se per un periodo di tempo l’ha pubblicamente e fraudolentemente dichiarata; e alla sua gentile avvocata Elena Giunti, che non sa il latino e si imbufalisce quando la percùlo, ma che è molto esperta nello sniffare i reati altrui, mentre è la prima a tacere quelli, appunto, del suo danaroso padrone.
Non ha, infatti, ancora imparato (del resto o l’intelligentia rerum c’è, o non cresce, se non ha fatto capolino dal seme) a far capire al suo autoritaristico patriarca marsicano che 50, 60, 70 querele/denunce non sono una coccarda tricolore di merito (magari attaccata sul lato sbagliato, a destra, come certe magistrate di Pistoja), ma solo la prova di turbe profonde e preoccupevoli.
Il non-dottore, superprotetto da Claudius the scout, e non solo, mi giunge voce che abbia scoperto che, fra i membri della mia famiglia estesa, ce ne sono sono ancora due assolutamente intatti: due gatti, ormai gli unici rimasti senza essere rinviati a giudizio per la giusta punizione pro favoritis trombonibus di Coletta & C.
Il maschio si chiama Cedrino. La femminuccia è appellata Penny e – dice – sarebbero rei di apologia del disciolto partito fascista.
Tant’è che l’avvocata latinless avrebbe preparato una corposa denuncia e – sempre stando ai rumors procurali – il facente-funzione Giuseppe Grieco avrebbe già provveduto con l’avviso di chiusura delle indagini per il rinvio a giudizio dei due pericolosissimi stalker neofascisti, sgraditi al Marchese di Pescina & Lecceto, bis-tris-quadris nipote del Card. Giulio Mazzarino, e affine di Ignazio Silone, ovvero di Secondino Tranquilli da Pescina che, appunto, da secondino, deve avergli insegnato, al non-dottore, come si deve vivere nelle terre di Fontamara.
Fontamara è, appunto, quella di Lecceto, dove la mia nonna materna lavava i panni nel 1960, ma di cui il sor Marchese s’è disfatto, cancellando illecitamente, con barriere di ferro non-consentite, la via sulla quale tale fonte-e-bozzìno pubblico si trovavano e, insieme, le vie interpoderali che si snodavano attorno ad essa.
Scherzo, gentilissima dottoressa Giulia Gargiulo, che difende a spada tratta la mistura o commistione o unione o osmosi o lega o miscuglio di pubblici ministeri e giudici in nome del bene del popolo. Un bene che, evidentemente, non c’è, se in città è dovuto nascere un Comitato Perseguitati e Vittime del Tribunale di Pistoja…

Scherzo. Ma solo per non piangere del non-dottore e dei suoi fan. Un falso-laureato pur fanfarone e dichiaratore fasullo di false sue qualità: una laurea della mentula canis, per esempio. Un falso attestatore di proprietà esclusiva su particelle possedute, che però sono, di fatto e di diritto, da sempre, fondi serventi; o un falso sostenitore che il giardino di casa è di sua esclusiva proprietà nonostante sorga, illecitamente licenziato, su un’aia contadina di podere; una struttura rurale che corrisponde – e non ci vuole la scienza di un Curreli per capirlo – a una struttura di tipo piazza in un comune contesto di agglomerato urbano.
Al fianco dello stimatissimo Ctu del tribunale di Pistoja si schiera Curreli. E con sé trascina Grieco, la Gip Martucci (che poco riflette e molto alza la voce); o il pavido e compresso Gaspari. Fino a creare un vera e propria complaints storm contro chi – come me – non può più davvero vivere in pace dove in pace viveva e ha vissuto fino all’arrivo di questo distruttore dei luoghi protetti e violatore delle colline. È normale tutto questo, dottoressa Gargiulo? Io non credo.
Di tutte le opere murarie e cancellarie e da Hub d’Albania come prevede l’accordo Meloni-Rama, il non-dottore non ne ha realizzate una – e dico una soltanto – in regola e in armonia con le leggi dello stato e con i regolamenti in vigore nel corrotto Comune di Quarrata.
Un ente che, proprio nel 2008, quando l’amministrazione della sindaca più inutile del mondo, Sabrina Sergio Gori (medichessa dei Perrozzi…?), approvava il nuovo regolamento urbanistico (allora all’edilizia era assessore il preside Gaggioli, oggi inquisito), concedeva, a questo epigono della Marsica, benvisto in tribunale, ciò che non poteva concedergli: cancellate inammissibili, chiusure illecite di strade, passi carrabili incompatibili su fondi serventi. Niente aveva accertato Curreli, nada aveva guardato la Gip Martucci, nothing volle vedere Gaspari!
Vede, dottoressa Gargiulo, in un certo senso mi sta pure bene che la Gip Martucci mi abbia sbattuto ai domiciliari per 104 giorni come stalker: perché ho sbagliato tutto nel momento in cui ho confidato di poter risolvere il «puttanajo di Lecceto» rivolgendomi alla cosiddetta amministrazione della giustizia.
Così ho scoperto che la Costituzione sgualcita che voi sventolate, è solo un ostaggio/ortaggio a difesa di magistrati come Curreli, che si distinguono da sempre per comportamenti che hanno tutta l’allure del favoritismo pro «prossimità sociali».
Curreli ha forse spulciato le carte? No. Forse era in giro in pantaloni corti da capo-Lupetti. Si è solo limitato, dall’alto dei suoi alberini di Falcone e Caponnetto, a intonare un karaoke stile io so io, e voi non siete un cazzo.
Ci pensi bene, dottoressa Gargiulo. L’istesso – direbbe Totò – ha fatto un Gaspari in fuga. L’istesso tutta la massa si molluschi che, per non turbare i manovratori, si sono limitati a chinare il capo alle «autorità costituite»: tanto stupide da ignorare perfino che il tribunale del riesame di Firenze aveva fatto capire, a chiare lettere, alla Patrizia, a Claudio, a Luca, a Giuseppe e chi più ne ha più ne metta, che lo stalking giornalistico non solo non esiste – non per nulla dovettero liberarmi dai domiciliari anche se poi Gaspari si divertì a sostenere l’insostenibile leggerezza/stupidezza dello stalking –, ma che anche non può esistere.
Specie se quello che viene da me scritto per anni e pubblicato a fiume in piena (e che però è ignorato da chi dovrebbe vedere e curare il diritto e la legalità) non trova e non può trovare smentita nelle raffinate arzigogolerie di magistrati che tutto fanno, per garantire la Costituzione, tranne che studiare le carte, leggere e prepararsi sulle varie materie e chinare il capo, «con disciplina ed onore», a quella legge cui hanno l’obbligo, perlopiù disatteso e non di rado in malo modo, di sottostare.

Dinanzi a questo sfascio/sfarinamento, di cui i nomi che ho citato sono autori ben consapevoli e responsabili; senz’altro aggiungere, circa le pretese del Marchese di Pescina, di dominare su tutte le terre di Fontamara senza voler essere disturbato solo perché crede – sbagliando per arroganza – di avere raggiunto una posizione sociale, che gli permette di dettare legge a chi gli pare, cos’altro dire se non che viviamo tempi da Medioevo?
Queste cose le dovrebbe pensare anche Sergio, il primo magistrato muto d’Italia. Un uomo che ha un’orda di seguaci disonorevoli ictu oculi. E in prima linea Curreli, violatore certificato dell’art. 358 cpp.
Claudio, visti i suoi risultati pratici, credo che meglio starebbe a fare il cuoco-karaoker per il Terzo Piano. Magari mentre canta a squarciagola e mette a tavola i suoi colleghi evitando che (stando ai rumors che volano) se ne vadano tutti insieme sulla Sala a pranzo e (relata refero) adoperino perfino i buoni pasto.
Forse perché i magistrati sarebbero troppo poveri?
– Continua –
Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
© Linea Libera Periodico di Area Metropolitana
La scuola gentiliana e fascista del dopoguerra mi ha insegnato la libertà di pensiero, di opinione, di scritto e di parola.
Quella democratica e postsessantottina ha insegnato, a molti magistrati di oggi, l’integrazione al pensiero unico dell’obbedienza alle «autorità costituite». Che non sono da ossequiare se non dimostrano di rispettare le libertà del popolo nel cui nome agiscono e, non di rado, pessimamente.













