Il Mazzanti, bruciato dall’ardor amoroso per la politica (e per la ganascia che ne segue) ha fatto eleggere sindaco il Baby Romy e s’è fatto il posto di presidente del con[s]iglio comunale: perché era certo di poter far ballare l’apriporta

SE BASTA UN SOL RAMETTO DI MIMOSA
VIVA LE DONNE E CHI SI VESTE IN ROSA!

Approfitto dell’8 Marzo per perculare, come si conviene ed è giusto, l’amministrazione dei democratici più protetti del mondo.
È tutta gente che fa vergogna alla vergogna, ma che, grazie agli occhi cuciti al fil-di-ferro della procura di Coletta (del resto che aspettarsi da un Pm che favorisce spudoratamente la sorella di un suo superiore?), vive tranquilla e asciutta col Pampers che asciuga tutta la piscia amministrativa.
Ce la stanno sprizzando e facendo ingollare dagli anni 90 senza soluzione di continuità, ma – soprattutto – trascinano il Comune e i cittadini in un ambiente che, a Quarrata, si ritrova solo nel famoso tubone dei Casini: 8 miliardi di lire di fognatura nera buttati via, e oggi intasata dalla merda che doveva essere portata a un depuratore che non c’è – se ho ben capito.
Questo è il progressismo di margherite e sinistresi. Tutta roba di cui possiamo ringraziare il Pd e gli amministratori come la sindaca del nulla SS Gori; gli assessori ai lavori pubblici degli inciuci, Marco Mazzanti e Gabriele Romiti: oggi, a loro volta, premiati e osannati come sindaci di su[l]ccesso. Non oso pensar altro, perché il tubone dei Casini mi rivolta lo stomaco.
Questi Rosa-Croce moderni, non massoni medievali derivati dai Cavalieri del Tempio, ma rosa solo perché risolvono i problemi dipingendo panchine e cazzi vari con vari colori e invitandoci a indossare qualcosa di rosa; e croce perché sono delle vere croci per la gente comune che non appartiene al loro circolo magico, dove si esalta l’alta opera sociale, civile e sanitaria di Roberto Speranza e al Parco Verde si fa vacanza vacanza; questi Rosa-Croce, dicevo, parlano solo perché c’hanno la bocca. Ma quando li senti parlare ti stimolano a defecare. A Quarrata, tra burraco e Parco Verde, e tuboni delle merde, siamo messi così. E voglio ricordarvelo come un ceffone sul muso.
Il Baby Romy, con la sua cultura e la sua intelligenza che non supera quella media da scuola materna, sa fare solo strilletti come il bimbo in carrozzina, che la gente ferma per strada e gli fa i complimentucci mentre magari lui se la sta facendo nel pannolino.
Non si vergogna di inaugurare negozi e attività private con la fascia tricolore: gli stessi colori istituzionali che indossano i magistrati Anm di Pistoia quando scioperano contro i fascisti del governo melònico. La prefetta Messina non vede e, si sa, occhio non vede, cuore non duole…

Le due signore che affiancano il Baby, la Turetti punti perfetti e la Michelacci che porta la chioma e schiava di Romy Iddio la creò, diafane ninfe delle acque inquinate e sudice della Fermulla, sanno solo parlare al microfono di Lorenzo Enrico Gori di Tvl, che le riprende con il gelato in mano quando sono entusiaste delle notti gialle (che par di palle!) in piazza o dei Mammamia che casino e così sia.
Di Simone Niccolai, stanzoni, abusi e guai, ho detto anche troppo. E inutilmente: perché nessuno della procura si prende la briga di inquisire non lui – anche se è un agricoltore dannoso all’ambiente –, ma quel Mazzanti del voto di scambio che fu perdonato dal Pm Paolo Canessa il quale gli salvò culo e poltrona, e gli aprì la via verso la segreteria provinciale del Pd, ma solo perché nessuno la voleva. Ricordiamo, però, anche il suo sceriffo Marco Bai, che dètte al Niccolai il tempo di disfare i capannoni per editto di Mazzanti: ché così il Mazzanti poteva ricattarlo tenendoselo per il coglioni (ammesso che li possa avere…).
Il Mazzanti, bruciato dall’ardor amoroso per la politica (e per la ganascia che ne segue) ha fatto eleggere sindaco il Baby Romy e s’è fatto il posto di presidente del con[s]iglio comunale: perché era certo di poter far ballare l’apriporta come un burattino, non di quelli appesi ai fili (troppo belli e troppo sofisticati come i pupi siciliani), ma di quelli da mano infilata nel culo dentro la manica del personaggio che ha solo la testa e le mani. Ma la testa è di legno, non di materia grigia.
Tenete presente che questo campione di apriporta da berrettino rosa è stato anche assessore ai lavori pubblici e che – se non erro – ha fatto fare l’illuminazione pubblica sulla Vicinale di Lecceto e Bindino a pro degli amici degli amici che erano suoi amici: per essere chiari l’Agriturismo degli Arancini. Bel trojaio progressisti dei piacerini ad personam!
Quanti poi sono stati i favori resi al ragionier non dottor Romolo Perrozzi! La lista sarebbe troppo lunga da scrivere. Ci impegnerebbe più dei 100 canti della Divina Commedia e se Curreli la smettesse di blindarlo come ha finora fatto, il vicensindaco Mearelli, ora assessore ai lavori pubblici, la smetterebbe di piagnucolare, tra un colletto di camicia e un altro, dicendo che il Montalbano gli casca addosso! Se gli casca addosso è grazie ai porcaj edilizi concessi dagli uffici tecnici al ragionier non-dottore (anche)!
Contentiamoci, però, di pensare, come dice il Baby Romy, che a Quarrata gli uffici comunali hanno un tasso di donne impiegate del 64% e saremo felici. Abbiamo raggiunto la parità di genere e la abbiamo superata.
Il merdajo impunito, in questo Comune di progressisti da passare a fil di spada, lo hanno fatto i maschietti: non c’è dubbio.
E per maschietti (ma non solo: c’era anche la Nadia Bellomo architetta, a supporto) i geometri, che al mattino lavoravano in Comune e a sera andavano a obbedire ai professionisti locali che li foraggiavano a scambio-favori, con in cima alla piramide il signor testasecca, come veniva appellato Franco Fabbri, l’uomo che condonava gli abusi a pago; pluri-segnalato alla procura, ma sempre piamente lasciato libero di arricchirsi a danno dei cittadini normali. Anche questo è la masson-corrotta Pistoja dell’inciucio catto-comunista o Caripit-Pci. Io c’ero. Il Curreli era in pantaloni corti, anche se continua a portarli tutt’oggi…

Sia chiaro: tutti – e quando dico tutti intendo tutti, dal Manchia ai giorni nostri; tutti, dai sindaci del 2000 ad oggi; tutti dagli assessori d’ogni genere fino a ora – sapevano e sanno tutto. Sono perciò tutti complici e omertosi. È stato migliore, forse, lo Iuri Gelli, il raccomandato cognato di Dario Parrini, imposto a quel testa-vuota del Mazzanti?
Il fiume va. Guardo più in là… (L’aquila, Lucio Battisti). A Quarrata però è il fiume della cacca, con l’ombrello atomico non di Macron, ma dei nostrani Cojon, che hanno la protection dei nostri cecàti padrón.
Gente, cercate di capire… La vostra pacchia ha da finì. Fate quello che vi pare!
Edoardo Bianchini
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