cronisti & stampa rossa. SE UN GIORNALISTA VUOLE ADERIRE A UN PARTITO È LIBERO DI FARLO: BASTA CHE SIA IL PD, ALTRIMENTI NON VA BENE

Sapete quante belle storie devo ancora raccontarvi sui traffici benefici dei giornalisti dell’Ordine della Toscana? Nel cassetto ne ho un vagone e mezzo. Così capirete cosa significa assoggettarsi a una confraternita che, analizzando bene la Costituzione, è pure illecita, fascista, ma cara ai progressisti e amata
dall’onda rossa del potere


Il buon cittadino non obbedisce ciecamente ai falsi profeti


LEGALITÀ, PRIMA DI IMPORCELA A FORZA

DOVREBBERO “COLTIVARLA” I NOSTRI SOLERTI MAESTRI


 

Alessandro Buzzegoli è un magistrato che crede, obbedisce e combatte. E per giunta in aula è anche scortese. Scatta e risponde male alle persone

 

Non ho mai visto un paese democratico che si comporta come l’ItaGlia di Mattarella, quel non-presidente che va a Sanremo e si fa i selfies con la problematica superficialità degli influencer intatti dal Covid-19: gente che ha preso, al posto dell’AstraZeneca e simili, delle belle fiale di soluzione fisiologica e non ha neppure avuto mezza diarrea per soli cinque minuti.

Pensateci bene. Quanti deputati e senatori, quanti giudici, quanti prefetti sono improvvisamente morti per strada come leggiamo ogni giorno? Chi può ne faccia una conta, ma sono quasi certo che si possano contare sulle dita di una mano.

Collo-corto, invece, sgalletta come un gallo cedrone a primavera e ci racconta della sovranità dell’Europa; mentre i giornalisti dell’ordine s’appecorano dinanzi al Pd dell’Elly e dei Furfari e i magistrati – come direbbe il popolo – non li fa fuori nemmeno Gesù.

Non vi sembra che ci sia qualcosa che non quadra? Ah, ho dimenticato le sacre gerarchie da vescovo insù: evidentemente Dio non le ama…

Io, però, ero qui per dire male – come si adisce ai veri giornalisti – dei giornalisti, dei quali quelli più ligi all’ordine sono del tutto degni di essere, come gli ambasciatori del Manzoni, bastonabili, bastonabilissimi.

Non ho mai visto un paese democratico che si comporta come l’ItaGlia di Mattarella.

Ha una costituzione bellissima (dice Benigni) e saggia (dice Mattarella all’altare della patria). Essa, pubblicata il 27 dicembre del 1947, e pur stabilendo espressamente che «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure» l’anno successivo, 1948, con la legge 47, lascia introdurre, senza minimamente fiatare, limiti fascistici alla libertà di pensiero, di stampa, di informazione, di cronaca, di critica e di cazzi vari.

E prendeva messa e comunione ogni mattina

Il popolo sovrano – come nella visione di Mario Monti, buon cattolico e pessimo mortale per tutti noi – “rompe i coglioni” e quindi è meglio imbrigliarlo. La grande Fornero ci pensò bene con la sua famosa “strage degli esodati” e in culo al popolo. Non è incontinenza, come dice il presidente OdG Toscana Giampaolo Marchini: è solo che di Pie Donne dell’ordine non ne possiamo più, con tutto il loro perbenismo della minchia e fariseismo imbiancato a sostegno del potere sempre e comunque. La stampa, perlopiù, è questa.

La Costituzione non aveva ancora 2 mesi, che l’8 febbraio 1948, tutti d’amore e d’accordo, il parlamento mandò a fare in culo i Padri Costituenti di Corradino Augias e piantò paletti d’ogni tipo alle libertà costituzionali dell’art 21.

Poi, con la legge 69 del 1963, inchiappettò ben bene il diritto di parola con un sacco di cazzabubbole tanto care a Carlo Bartoli (presidente OdG nazionale) e a quel superficialotto di Marchini (OdG fiorentino).

Sia Bartoli che Marchini sono ossessionati dal potere… di imporre alla gente il loro indiscutibile indottrinamento politico

Gli ordini vanno aboliti. Tutti gli ordini. Sono fascisti e negano, ope legis, qualsiasi libera attività prevista e auspicata da Mamma Costituzione. E fra gli ordini – perché tale pare essere – va messa anche l’Anm, associazione nazionale magistrati: la quale – non se ne abbia a male – viste le prodezze di Palamara, altro non è che una associazione per delinquere.

Oggi, com’è evidente ictu oculi, la stampa di sinistra «fa strame» (scriverebbe un genio di nome Curreli) dei principi costituzionali e del diritto all’informazione. Quella vera, non quella delle varie Madame Dorè.

Mentre ero direttore di Linee Future (2014-2016), organo si stampa improvvisamente chiuso dagli editori industriali di Pistoja (furono forse richiamati al dovere dalla “gente del Terzo Piano”, perché avevamo raccontato troppo sulla malagiustizia riservata dal Dell’Anno e dal Grieco al luogotenente Sandro Mancini?), per fare iscrivere un mio collaboratore, che ne aveva tutti i requisiti, all’elenco dei pubblicisti, passarono più di 6 mesi e due diverse domande di iscrizione. La seconda volta con allegati diversi rispetto alla prima: o non si riusciva a superare i filtri della cellula Pd dell’ordine fiorentino.

Perché non volevano iscriverlo? Perché era un 5 Stelle.

Oggi, girando nelle pagine dei sepolcri imbiancati della stampa capitanati da Carlo Bartoli (che all’epoca, a onor del vero, mi aiutò ad aggirare gli ostacoli di preconcetto di parte, e devo dargliene atto) mi sono imbattuto in questa domanda: Un giornalista può iscriversi ad un partito politico? Era sul sito dell’OdG nazionale, con questo chiarimento in risposta: «Non ci sono ostacoli per un giornalista ad effettuare il tesseramento ad un partito politico».

Dunque mi chiedo: mi devo fidare del rispetto deontologico e democratico di dinosauri di questa portata i quali, partoriti dall’Ovo-Madre di sinistra determinano la vita dei cosiddetti professionisti dell’informazione esemplandolo sulle loro idee personalistiche che ignorano il principio fondamentale dell’uguaglianza dell’art. 3 della Sorella di Sergio Mattarella? «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Che garantismo, Ordine dei Giornalisti di Firenze!

Sono stati talmente ligi alle regole della loro marcia politica che, assecondando – e non ho dubbi – a sproposito il malaffare della procura pistojese – velenosa contro chi, come me e Linea Libera, racconta le malefatte e le prevaricazioni di certi magistrati –, più che andare a tutelare i diritti costituzionali della cosiddetta categoria ex art. 21, hanno preferito accusare di abuso di professione un giornalista che è molto più assai di loro professionale.

Sto indicando me stesso e della mia indiscutibile professionalità grazie a decenni di iscrizione all’albo (indegno) della Toscana. Di me che, avendo superato l’esame di stato, ho tutti i crismi per l’iscrizione, ma non intendo mantenere rapporti di fideistica sudditanza e gesuitica obbedienza con sinistrorsi asfittici in quanto inattendibili partigiani, condiscendenti al potere, chiacchieroni e, in buona sostanza, traditori dell’art. 2 della legge ordinistica laddove essa parla di obbligo inderogabile di «rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede». Un passaggio che poi si traduce, per le strutture ordinistiche, in un «non svegliare il can che dorme», altrimenti ti morde.

Sarà, questo, il giornalismo di Claudio Curreli o di Giuseppe Grieco: ma non è il mio.

Ecco perché ho chiesto – prendetene ben nota anche in procura, dove il primo che va e vomita, espelle verità profumate per ontologica definizione utile ai vari Pm e sostituti – di essere disiscritto dall’albo-elenco professionisti: perché – e cito Marco Travaglio, con cui non sono d’accordo su nulla, ma su questo sì, tale ero (professionista) e tale resto (professionista), essendo stato “ordinato sacerdote” secondo le leggi patrie; e, per unzione, sacerdote per sempre.

Concludo. Come la “pelle della uàllera” (qui mi comprendono benissimo sia il sostituto Grieco che il suo collega Boccia) la Cassazione è quell’organismo che, pur esprimendosi per indicare una direzione, viene tranquillamente adoperata ad usum iudicis a seconda di come torna comodo. La pelle è flessibile e si tira dove si vuole.

Nel sistema anglosassone lo stare decisis (attenersi a ciò che è stato stabilito in precedenza) garantisce una qualche forma di uguaglianza, terzietà, imparzialità e indipendenza del giudice. Si trova una sentenza del 1825? La si applica anche nel 2025!

Nel sistema romanistico-ciceroniano-catto-comunista, al contrario, vale la legge del Giolitti: non rompete e tutti zitti.

A Pistoia lo sanno tutti alla perfezione. Lo sa tutta la procura e una notevole (non tutta) fetta della magistratura giudicante. La “pelle della uàllera” è estremamente funzionale alle varie bisogne.

E quando al Terzo Piano hanno bisogno di fare quello che vogliono a dispetto dell’art. 358 cpp, della Costituzione e di tutto il resto, la Cassazione stessa è a portata di telefono (come pure la Procura di Genova).

Basta fare uno squillo e da Roma si parte con le Idi De Marzo con cui si acceca la verità perché essa, fra tutti questi legalitari che paghiamo uno schianto al mese, è un accessorio ottriabile e non dovuto se non agli amici.

Quel che conta è che loro sono loro. Mentre noi, evviva la legalità!, non siamo un cazzo!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
© LineaLibera Periodico di Area Metropolitana


Ma dove sta scritto che io sono il tappetino della porta di casa del Curreli
e che devo obbedienza cieca a Pm e sostituti che sono peggiori di me?


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