corruzione a palazzo di giustizia 6. RIFLETTENDO ANCORA SUL FARISEISMO DELLA PISTOJA DI VANNI FUCCI E DEL SUO PERICOLOSO TRIBUNALE


Venerdì 9 maggio, ore 17, per chi non si vergogna e non intende nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi, in Sala Maggiore, a Palazzo di Giano, si parlerà della necessità di riformare una giustizia che fa acqua da ogni parte, non perché errata, ma perché gestita come “cosa propria e personale” da una serie di magistrati che non sembrano garantire terzietà, imparzialità, indipendenza in una materia in grado di rovinare la vita dei cittadini


Il tribunale di Pistoja non dà l’idea di affidabilità che la Giustizia richiede. Troppe ombre e poche luci nel suo operato. E un silenzio complice da parte di tutti i maggiorenti locali: a iniziare dagli avvocati, fin troppo spesso a capo chino come francescani in preghiera…

LA GIUSTIZIA SI AMMINISTRA

IN NOME DEL POPOLO

E NON CONTRO DI ESSO


 

Sembra di leggere San Martino del Carso di Ungaretti, specie nella parte finale, dove non manca nessuna croce.

E sembra che quel pensiero delle croci che non mancano, sia quello di uno dei tanti cittadini perseguitati e vittime del tribunale di Pistoja. Dove iniziano delle vere e proprie via crucis per chi non ha santi in Anm e in Csm. O non ha, anche, più semplicemente, una qualche «prossimità sociale» di quelle che al Pm Coletta “fanno un vero e proprio baffo”.

Dobbiamo ascoltare quello che dicono i nostri sussiegosi padroni? O dobbiamo farci un’idea, da noi, in piena indipendenza, dando un giudizio complessivo sull’operato di alcuni di questi nobili vescovi-conte dell’Anm?

In 5 anni 5 (e più) di presentazione di prove documentali, cosa mi sono personalmente guadagnato? Una bella corona di spine da 104 giorni di arresti domiciliari perché:

  1. per Claudio Curreli, che sa cantare benissimo al karaoke della Caritas del Tempio, e piantare gli alberini di Falcone e Caponnetto, ma non sa leggere, scrivere e fare di conto, io sono uno stalker di un pregiato Ctu del tribunale di Pistoja (il ragionier falso-dottor Romolo Perrozzi), che è un favorito dai corrotti amministratori e dipendenti del Comune di Quarrata. E inoltre è un calunniatore dimostrato per tabulas;
  2. per Giuseppe Grieco, che non distingue la materia pubblicistica da quella privatistica e che ormai non imparerà più la differenza, se due imbecilli di anziani tagliano i tubi dell’acquedotto di mia figlia e la lasciano 8 giorni senz’acqua, non siamo dinanzi a una violenza privata, ma a un gesto di cortesia da parte di persone che hanno avuto la grazia di falsi condoni dal geometra Franco Fabbri, una schifezza umana nazionale protetta, purtroppo, anche dalla procura di Pistoia;
  3. sempre per lo stesso Grieco, se i soliti due vecchi coglioni patentati – amici in combutta e in ipotesi di associazione per delinquere con il Ctu falso dottor Perrozzi – mi impediscono di partire con l’auto, e fanno intervenire i vigili del corrotto Comune di Quarrata, non è violenza privata, ma è semplicemente una brioscia e un cappuccino offerti alla Pineta, dove il Mazzanti (un altro analfabeta) giocava a burraco a pomeriggi interi.E tenete anche presente che Grieco secreta tutto, impedisce l’accesso a tutto, e nasconde tutto. Se questa è giustizia trasparente, fate vobis!
  4. per Tom Col, che è al corrente (ma tace) di tutti i porcaj del Comune di Quarrata, di quelli di Agliana e Montale, e non muove Boccia, l’obbligatorietà dell’azione penale, non inizia neppure e resta in saccoccia. Questo sia detto per la dottoressa Giulia Gargiulo, figurante di una Marianne française sulle barricate della liberté, egalité, fraternité, fregalité;
  5. per la Gip Martucci, se le chiedi un aggravamento delle pene, s’intravedono sùbito i gravi indizi su allucinati/allucinanti febbroni notturni da Curreli che karaoka la Marsigliese, e lei t’arresta sùbito per 104 giorni senza neppur sapere cosa ti ha imposto; e tutti zitti d’amore e d’accordo;
  6. per Luca Gaspari, pur di non avere problemi e di poter contare su un trasferimento senza intoppi, la condanna è assicurata anche a Topolino e al Commissario Basettoni, tanto son cavoli “sua di loro”; così Luca «dà un cerchio alla botte e un colpo al tino», espressione la cui forma non è un errore, ma la mera rappresentazione logico-ontologica di quella che è la giustizia a Pistoja…

 

Ci difendono o giocano contro il cittadino?

Così la città dei ladri in cattedrale avanza sulla strada delle buone intenzioni con cui si lastricano le vie dell’inferno.

Cosa c’è da aspettarsi di più e di meglio da gente che esalta la Costituzione e le sue regole inviolabili, ma combina macelli come li combinarono i buoni cattolici di Roma contro i poveri albigesi?

Pistoja cos’è, allora? Un morto vivente, tenuto in vita, per accanimento terapeutico, perché è un corpo inerte su cui sperimentare, come a Wuhan, i magistrati-supervirus che né CSM né ANM vogliono punire come si deve per le loro colpe più o meno inconfessabili? Sembra di sì.

Trump dichiara di voler riaprire Alcatraz per i peggiori delinquenti d’America. La notizia è di questi giorni.

L’Italia democratica e antifascista ha saputo fare di più e meglio meglio. Ha fatto, di Pistoja fascista, creata provincia dal duce, il campo profughi dell’accordo Meloni-Rama, sempre ininterrottamente aperto per aver un Alcatraz dove mandare al confino i suoi uomini più disonorevoli.

Che però, pur tradendo l’art. 54 della Costituzione, ce la sventolano in piazza sotto il naso come se davvero fossimo scemi, ottusi e incapaci di individuare e di distinguere i degni dagli indegni; i giusti dai prevaricatori.

E i veri santi dai falsi profeti di cui siamo inondati.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
© Linea Libera Periodico di Area Metropolitana



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