Grazie all’irrefrenabile caparbietà dell’architetto Franco Natali, vittima di Usl e del sostituto Giuseppe Grieco, alla fine è toccato al Senatore Manfredi Potenti, livornese, tenere a battesimo un’importante iniziativa del «Comitato Perseguitati e Vittime» dei magistrati di Piazza Duomo, dato che ai parlamentari pistojesi queste cose non interessano nemmeno un po’…

VOGLIAMO PARLARE
DI COSE DAVVERO SERIE?
Sono stati invitati tutti, i magistrati di Piazza Duomo, all’evento organizzato dal «Comitato Perseguitati e Vittime del Tribunale di Pistoia».
E con loro sono stati invitati anche la prefetta Licia Donatella Messina, il colonnello dei Carabinieri, Fabio De Rosa, e il questore Marco Dalpiaz.
L’invito è stato esteso anche ai Vpo (vice procuratori onorari) che sostituiscono, per il 75%, il lavoro del Pm e dei suoi sostituti, perlopiù assenti in aula.
Sono stati invitati i giornali pistoiesi e Tvl e anche l’Ordine degli Avvocati e la Camera Penale della città di Cino.
Nessuno potrà dire che non ci siamo interessati del tema della divisione delle carriere e che non diamo anche noi (perseguitati e vittime del Terzo Piano e di certe aule, pilotate da esso) il nostro contributo certo, informato e diretto, a un problema che non abbiamo sentito raccontare da altri, ma che abbiamo vissuto sulla nostra pelle: in prima persona e nella più disinteressata inerzia di tutti. Dai politici pistoiesi che hanno sin qui fatto schifo, a quanti (come i giornalisti albigiani e albigesi di Marchini e di Bartoli) professano il mestiere dell’informazione ma solo per dare notizie, soprattutto, di sagre del castagnaccio, dei migliacci e dei necci con uovo e salsiccia.

Sappiamo bene che siamo polemici e peggiori di una tigna. Siamo consapevoli che suscitiamo il prurito come una vera e propria rogna.
Ma sono i cittadini come noi che danno testimonianza di cosa non va in questo paese che, consegnato dal 25 Aprile nelle mani dei democratici, ha finito con il trovare, nei suoi nuovi difensori che sventolano la Costituzione, una casta impenetrabile che fa disonore a tutto il sangue versato inutilmente in cinque anni di guerra per poi vedere l’Italia ridotta – grazie a certi salvatori – a serva della gleba del neonazismo-democratico dell’Europa in cui siamo stati traghettati e deposti.
Ora per gli italiani la priorità non può e non deve essere il nuovo papa. Il problema è, al contrario, la vecchia gromma tirannica del potere che rovina, con i suoi sistemi mafiosi, quel famoso «diritto alla felicità» tanto sbandierato, ma che è l’unica cosa a cui nessuno si dedica.
A iniziare dalla italica in-Giustizia.
Edoardo Bianchini
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