corruzione a palazzo di giustizia 39. TUTTI SANNO TUTTO DI TUTTO E TUTTI, MA TUTTAMENTE STANNO ZITTI E SOCIALIZZANO IN NOME DELLA ‘BEATA MINCHIA’ PATRONA DELL’OMERTÀ


Ritorno (e lo farò fino alla nausea e alla fine dei mei giorni) sulla falsa educazione della socializzazione e del volemosebbène, dell’accoglienza, del volontariato del Menga e dell’etica cattocomunista-progressista fasulla e cretinista, che “fa venire il latte alle ginocchia” e “fa cascare i coglioni in terra” come il Montalbano che – a detta dell’assessore camiciaio Mearelli – ci seppellirà…


Vivere in una borgata così è come vivere ad Aci Trezza, accanto ai Malavoglia del Verga. Si vogliono tutti bene. Fanno tutti a gara a farsene d’ogni colore. Io lo so perché ci sono nato…

A OGNI UCCELLO

IL SUO NIDO È BELLO

[G. Verga, I Malavoglia]


Ecco un nuovo sconcio del Comune di Quarrata. Una richiesta di condono che il geometra Franco Fabbri fece passare nonostante tutto. Che mazzetta ci avrà preso sopra, gente felice e socializzante del Circolo di Montorio che ama i sindaci del suo stesso livello…?

 

L’espressione propria del dialetto di Montorio sarebbe «far venire il latte ai coglioni». Orrida e rozza, per indicare quella che Guido Ceronetti definiva, nella sua Musa ulcerosa, «i sensi della sua più viva eiaculazione», salutando una gentile signora in una ipotetica lettera a lei rivolta per pigliarla per il culo.

Dubito, tuttavia, che i miei conterranei post-moderni di Montorio/Pìseri e Strullopoli-Perrozzi, riescano a capire quel che ho scritto si qui.

E credo che non lo capiscano neppure, in procura, Claudio Curreli o Tommaso Coletta, l’uno intriso di cittadinanza (c)attiva da scout capo-Lupetti Agesci; l’altro impegnato a salvare, a tutti i costi, le sue «prossimità sociali» (vedi Lucia Turco).

«Far cascare i coglioni in terra», al contrario, è un’espressione propria, che cioè si dice proprio così come viene detta, quando qualcuno ci sfianca con delle stronzate che non hanno né misura né termine.

Come quelle, appunto, che i miei conterranei orio-piserini non di rado sfoderano mentre si entusiasmano, magari, a stringersi intorno al loro adorato sindaco: ieri il ganascia Mazzanti; oggi l’iper-ganascioso Baby Romy, con acculturamento da apriporta alla ex-Cra di Vignole.

Rieducati al post-moderno, gli oriési amano un sindaco adattissimo al loro livello di socializzazione

Detto questo, guardate quanto vi relaziono (chissà che giramento di palle per gli oriesi perbenisti e rieducati al politicamente corretto…) sulle nobili stronzate del Comune di Quarrata che, a Lecceto, più in su dell’eccellenza dell’Agriturismo Il Calesse, real fornitore del Comune e della ex Cra-Vignole, e nelle terre del Marchesato di Strullopoli-Perrozzi, ha permesso – violando tutte le norme e regole di legge e regolamentari – ai neo-barbari ivi residentizzati (il Perrozzi favorito da Comune e procura e le varie comparse giunte colà – dai defunti Bruno Alberi e Silvana Bertinelli, ai succedanei falsi-proprietari Mara Alberti, Margherita Ferri, Sergio Luciano Giuseppe Meoni); ha permesso, dicevo, a queste orde di cavallette, con evidentissimi disturbi mentali, di fare, del Montalbano del Mearelli, una sorta di isola dei mostri (in questo caso edilizi) ossessionata come quella più famosa del dottor Moreau.

In uno dei condoni richiesti da Bruno Alberi (Pratica n. 5403 del 16.02.1995, fasc. 126), come potete vedere, si domanda di sanare «Un forno e relativa copertura di locale adibito a rimessa di pertinenza dell’abitazione. Tali opere insistono nel resede di proprietà». Gli abusi – come dichiarato dall’Alberi, sarebbero stati realizzati nel 1989 (?).

Personalmente, come memoria storica dei luoghi, rammento che le costruzioni abusive erano già state realizzate diverso tempo prima (e basterebbero le foto aeree antecedenti al 1989), quando la coppia Alberi-Bertinelli acquistò la casa dal signor Antonio Albanese; e tale coppia (peraltro problematica) iniziò a rosicare la proprietà di Gianfranco Giuntini (Foglio 44, particella 422), fino a convincerlo (1988) a vendergli il bosco e vari campi a Est (Part. 437), oltre la Via Vicinale di Lecceto (vedi contratto del notaio Alfredo D’Errico, 20 dicembre 1988, Rep. 76230, raccolta 5050, registrato a Pistoia).

Bruno Alberi dichiarò che gli abusi erano su resede di proprietà: il Comune di Quarrata gli richiese gli atti di assenso del confinante-comunista (Bruna Lapini, mia madre), ma la questione scivolò nelle mani di Mara Alberti, Gionni Dainelli, Margherita Ferri, Sergio Luciano Giuseppe Meoni.

Gli abusi di Via di Lecceto 1

Gli abusi di Via di Lecceto 2

Gli abusi di Via di Lecceto 3

Gli abusi di Via di Lecceto 4

Gli abusi di Via di Lecceto 5

Gli abusi di Via di Lecceto tutti sanati senza titolo dal geometra Franco Fabbri per grazia di Dio e volontà dell’amministrazione dei legalitari…

E loro, pur tenuti a completare la pratica-Alberi con la presentazione degli atti di assenso di cui sopra, prima finsero di avere a disposizione delle dichiarazioni sostitutive (consigliate dall’Avv. Mauro Giovannelli); poi (nonostante l’opposizione di mia madre) ottennero comunque – anche senza i documenti d’obbligo – il certificato di condono da parte del geometra Franco Fabbri.

Per chi se lo fosse dimenticato, il Fabbri era un notoriamente implicato in traffici di tal genere e responsabile del servizio condoni al mattino, ma lavorante al nero nello studio del geometra Mauro Ponziani (amico anche, credo, del ragionier non-dottor Romolo Perrozzi) nel pomeriggio.

Mi chiedo, a questo punto, quanto pagarono in mazzette i cosiddetti sedicenti neoproprietari Alberti-Dainelli-Ferri-Meoni, illegalmente sanificati da un dipendente comunale infedele, più volte inquisito dalla procura, e sempre, dalla medesima, più volte scriminato? Non è questo, forse, un esempio di potenza delle «prossimità politico-sociali» anche in epoca del Pm Giuseppe Manchia…?

Il contratto Giuntini/Alberi, 1988

Nel contratto di compravendita Gianfranco Giuntini/Alberi-Bertinelli, del porcajo dell’edificazione abusiva precedente al 1989, non si fa cenno alcuno.

Evidentemente a Gianfranco Giuntini, oggi rieducato all’etica del politicamente corretto e amico caro del Baby Romy, non facevano affatto schifo quei 3 milioni e mezzo di lire (dichiarati, ma quasi certamente non reali), che l’abusivista Alberi gli aveva fatto scivolare nel borsellino: perché la pecunia non olet, i quattrini non puzzano.

Voglio, io, rompere i coglioni a tutti? Certamente sì. Non perché sono un eversore che non rispetta le «autorità costituite» della Gip Patrizia Martucci; ma perché, con tutti questi dementi al timone della barca pubblica (sindaci e autorità a ogni livello che proteggono i malfattori e gli abusivisti), è diventato difficile, se non impossibile, respirare aria non dico pura, ma accettabilmente poco tossica.

Dobbiamo essere proprio e solo noi, liccetani (= gente di Lecceto) e oriesi doc, le vittime da silenzio degli innocenti di certi merdajoli i quali, dimentichi delle proprie origini, dopo aver fatto gli interessacci sua, si permettono perfino di venirci a insultare sulla terra che le nostre razze hanno calpestato fino dall’epoca del granduca Canapone; e possono farlo solo perché pagano e corrompono e, grazie a certi non-dottori ricevono anche aiuto e protezione dai filosofi difensori della legge usata per aiutare le associazioni, in ipotesi per delinquere, di cittadini psichicamente confusi, come da trent’anni avviene in Via Vicinale, di Lecceto dove la canaglia si permette di tutto e di più?

Gianfranco Giuntini, Franco Guerrieri e il dottor Giacomo Lunardi

Caro Gianfranco Giuntini, primate del luogo… Non ti rammenti che, se non era per noi, un’estate, anni 90, saresti rimasto schiacciato dalla tua fresatrice contro un olivo, e che fu solo per il nostro immediato intervento di allerta che il dottor Giacomo Lunardi, fratello della Lucia, ti prestò il primo soccorso in casa nostra, in via di Lecceto 12? Ti garba più stare dalla parte del sindaco e dei i volontari della Croce Rossa, perché è più politicamente corretto?

Può bastare, per ora, Circolo di Montorio su FB, che si diverte a mostrare quanto vi volete bene fra tutti perché stendete la vostra tavola sotto le stelle proprio dinanzi alla casa dove il 4 giugno del 1947 fui costretto a venire in questo vostro mondo ipocrita?

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
© Linea Libera Periodico di Area Metropolitana


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