«Trentatré trentini entrarono in Trento e tutti e trentatré trotterellando» dovrà essere riscritto, per la città di Vanni Fucci, come «Trentatré magistrati entrarono al Terzo Piano e tutti e trentatré trot-traballando»…

SIAMO SOLO OSTAGGI
DELL’IPOCRISIA A BUON MERCATO

Vedere che non solo l’Italia è ostaggio (e ortaggio = carciofo, per l’esattezza) di un’orda di cavallette affamate di germogli di potere, non ci consola. Anche i giudici europei sono delle locuste.
Guardare a chi sta peggio di noi, ascoltando i princìpi morali di Plutarco, non è la risposta eticamente ed ontologicamente valida dinanzi a vere e proprie mandrie di bisonti che conoscono solo il loro volgare interesse; che non rispettano i loro doveri; che si fanno forza della debolezza cretina di tanti bravi giustizialisti (dem e 5 Stelle) che applaudirono Mani Pulite per poi trovarsi in quel posto il famoso «rotolo di ciccia» del Sommo Proeta del Vernacoliere, un giornale di strabordante irriverenza che però, in perfetto spirito labronico, non fa sconti a nessuno. E fa benissimo.

Dando retta alle distorte false opinioni della Gip Patrizia Martucci, personalmente io devo essere punito solo perché rispondo a tono al bufalato del Terzo Piano di Palazzo Pretorio, che s’inventa lo stalking giornalistico, e solo perché io ragiono – in termini di stretta logica – con il mio cervello piuttosto che con il loro. Questa la motivazione per la quale dovrei essere comunque decapitato.
Ma ciò – detto in altri termini irriguardosi e incontinenti: o quanto puzzo per una cagata, la continenza, da cattocomunisti del cazzo! – pone il serio problema sulla capacità di vedere, da parte dei giudici che ci rovineranno tutti, la differenza che passa tra me, che scrivo articoli e indico il ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, maggiorente del Montalbano, come favorito da Comune e Curreli varii ed eventuali, e tutti gli stronzi di Milano che (come direbbe Claudius da Angkor Wat) «hanno fatto strame» di leggi, regolamenti edilizi, etica, e perfino Costituzione, adoprando il tutto – pare – come carta igienica da culo.
Santa, però, perché sfiorata dalle dita dei democratici-progressisti a portafoglio aperto – almeno così sembra.
È logico pensare a me agli arresti domiciliari perché sto sui coglioni al Perrozzi e, a caduta, al Divus Claudius; al facente funzione Grieco, che favorisce e scrimina dei vecchietti citrulli chi mi hanno fatto violenza privata; all’apprendista-stregona Chiara Contesini che segue il buon esempio del cattivo filosofo del Gennargentu; alla Gambassi che in sette anni non è riuscita a indagare sull’inceneritore di Montale e i tumori con seguenti, e che salva Betti e il Pd mandando tutto all’archivio; alla Serranti che, pur veniente dall’Agenzia delle Entrate, salva i comunisti di Quarrata affermando che fornitore e contribuente sono la stessa cosa?
Io 104 giorni ai domiciliari solo per articoli la cui falsità nessuno è stato sinora in grado di dimostrare, al pari di un ladro preso sul fatto o di uno stupratore o di un violento o di un clandestino turbolento e magari spacciatore!
Eppure io non ho fatto nemmeno come i milanesi di Sala messi ai domiciliari nei giorni scorsi. Non ho rubato. Non ho corrotto e non ho perseguitato nessuno.
Mi sono solo reso reo di avere illustrato le verità scomode di una Pistoja che era, è e resta, lo stra-famoso “mare di cacca” dell’Alluvione di Riccardo Marasco.
Fatto si è, diceva la mia nonna Giulia, emigrata a fare la fame in Brasile e poi tornata a Lecceto più povera di prima, che tutta la massa dei “magistrati del potere” (gli abbarbicati in procura sotto la guida di un discutibilissimo Pm Coletta e di uno squalificato Curreli nonché dei loro assuccubati e addomesticati colleghi d’aula: Martucci, Gaspari, Buzzegoli, Fontana – salvo se altri…); tutti costoro formano, di fatto, un “globo di sostanziale nequizia” che si riversa, come un’alluvione d’acido da sciogliere i cadaveri, sui cittadini non garantiti come quelli protetti da Coletta (le sue famose «prossimità sociali», tipo la Lucia Turco) e dagli altri sui armigeri inquadrati, allineati e coperti.
Tutti – e dico tutti – sapevano tutto di tutto e tutti se ne stavano tuttamente zitti. Meglio bastonare chi parla, piuttosto che decimare il popolo di Israele in giro per 40 anni nel deserto, come disse (ogni tanto leggetela la Bibbia…) Mosè a Jaweh che faceva delle stragi d’ebrei: «Lo so, Signore, che sono peccatori e malvagi… Ma se continui a stragiare, non me ne resta nemmeno uno da portare nella terra promessa!»

Inutile che il Garante della Privacy (che schifo, detto tra noi!) permetta al Perrozzi di tenere 4 telecamere che puntano sulla pubblica via. Se lo fa, come lo sta facendo, è evidente che lo sta favorendo anche lui, il nullafacente romano, dal suo palazzone di Piazza Venezia). Ed è inutile che Iuri Gelli dica, mentendo in aula a Gaspari, che le strade chiuse da Perrozzi erano stradine piccine-picciò. Anche l’Herpes Zoster (= fuoco di Sant’Antonio) è un virussino piccino-picciò, ma che casini fa quando impazzisce!
I nostri luminosi censori che censurano tutti gli altri, mentre andrebbero tutti censurati per primi!
Tutti e tuttamente tutti insieme, non hanno fatto altro che spargere sterco su una realtà merdosa di un Montalbano venduto da uffici tecnici piena di geometri corrotti, e politici del menga come gli ultimi tre sindaci che Quarrata s’è dovuta ingozzare: una Sabrina Sergio Gori inutilissima; un Mazzanti, quadrupede imbastardito e arrogante so-tutto-io perché gioco al burraco; il pupo (= burattino) scelto per fare il sindaco dal Mazzanti della corruzione. Sto parlando del Baby-fascia che, nella sua sciocchità umana, civile e sociale, altro non è che il somarino bianco dell’Asinara a cui il presidente del consiglio comunale (oggi anche segretario provinciale Pd) ha messo il morso e le briglie, e lo fa trottare a fianco del Simone Niccolai, stanzoni abusivi, chiacchiere e guai.
Ripensando a certi magistrati
Tanto al sindaco senz’arte né parte basta mettere la fascia e sorridere da sciocco accompagnato dalla sua fida assessora alla legalità, un’avvocata come quelle di oggi. Perfettamente adatta al senso della legalità di chi dice che «lui la sorella di Luca Turco non la intercetta»…
Sì. La legalità della Beata Minchia che ha in ponte una nuova carnevalata – non veneziana, ma fermulliana – a settembre, con il “don antimafia”, quel Ciotti ammirato da tutti e ufficialmente inglobato nella merdosa corruzione quarratina attraverso l’ipocrita cittadinanza onoraria assegnàtagli per fare scena.
Che è stata un Nobel “da bucanieri” a chi, strillando Libera contro le mafie, crede di poter salvare un mondo che non è riuscito a redimere neppure il figlio crocifisso del suo Dio ispiratore.
Ipocriti. Tutti, direbbe Giuseppe Cruciani.
Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
© Linea Libera Periodico di Area Metropolitana
E nel frattempo…




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