Esaminiamo i fatti per come si presentano ai nostri occhi e non fermiamoci alle parole di Cristo (ontologicamente care allo scout cattolico dell’Agesci in gita in Cambogia) «beati quelli che pur non avendo visto crederanno!». A Quarrata siamo dinanzi a falsi indiscutibili che però i nostri solerti specchiati moralizzatori proteggono contro ogni obbligatorietà dell’azione penale…

NON C’È PEGGIOR CIECO
DI CHI NON VUOL VEDERE

Mi dicono che il Divus Claudius (il quale attualmente, stando ai rumors, sarebbe in gita in Cambogia, da Pol Pot, là, verso le cascate di Phnom Kulen) ha, come motto del suo WhatsApp – lo strumento che adopera per dare ordini ai suoi vìspoli (dialettale per vispi) Vpo, quando sputtana i sui indagati mandando masse di notizie degne di Alia a tutti, evidentemente col massimo rispetto della presunzione d’innocenza…) –; mi dicono che il Divus ha, come motto del suo WhatsApp, la frase L’essenziale è invisibile agli occhi. Una di quelle belle frasi poetico-filosofiche a effetto, che tanto bene suonano nelle bocche del politicamente corretto. Oracoli della divina Dike.
La frase è una scoperta mutuata (via web) dal Piccolo Principe di Antoine De Saint-Exupery, ed è esteticamente rilevante e rilevabile in quanto fa parte del nostro mondo ipocrita; realtà in cui più della sostanza non conta nemmeno la forma (che già di per sé è sostanza, come ci è stato insegnato dai classici stile Orazio, e dal diritto amministrativo, cosa che i nostri giudici ignorano alla grande), ma soprattutto la parola.
Ovviamente, quando si parla di parola nell’oggi, non siamo dinanzi al verbo creatore di Dio (in cui, perdonatemi, ma non credo abbastanza): stiamo parlando semplicemente del suono che serve a ingannare i gonzi dei credenti. Siamo, per intenderci, sullo stesso livello dell’educazione all’accoglienza; della lotta agli hater e al bullismo; del sostegno della peace a suon di bandiere arcobaleno; della lotta al cambiamento climatico insieme alla Greta; della pulizia dei giardini con squadre di lupetti-scout e bla bla bla.

La parola come misero flatus vocis, ovvero il semplice suono di peto: di quelli che però escono dalla bocca, avvocata latinless protettora del Perrozzi, Elena Giunti, con tuttavia diritto di prelazione per la sua collega Giovanna Madera, da parte dei legalòmani del Terzo Piano. Forse gente che, in ipotesi, l’ultimo libro che ha letto letto è stato Porci con le ali, condensato post-sessantottino tinto di rosso, ma in questo secolo, verosimilmente non più agibile per tanti motivi; gli stessi per cui il Benigni, lo sputtanatore dell’Inno del corpo sciolto e delle settecento seghe in Berlinguer ti voglio bene, è diventato un fidissimo amico di Sergio del Colle.
Oggi tornano meglio a mano certi altri papiri come, appunto, i piccoli prìncipi che filosofano e sono graditi a chi, dell’ipocrisia istituzionale si fanno armi d’Achille per combattere – absit iniuria verbis – le attuali, infinite e ipocrite guerre di Troia.
L’essenziale è invisibile agli occhi, annuncia allora il Divus Claudius. E noi – che giornalisti siamo e rimarremo per sempre, anche se a lui e agli altri legalòmani la cosa sta stretta – aggiungiamo (diritto di critica, art. 21 della sua sgualcita Costituzione) «specialmente quando chi deve guardare, lo fa ma con un occhio favoristico nei confronti di loro potenziali protetti».
Ora ecco la prova inconfutabile da San Tommaso che crede solo a ciò che vede.
Il legalòmane cambogiano in estasi a Phnom Kulen, accetta come oro colato le sbottacciate (dialettale pistoiese che sta per “squassi di pugnette” direbbero i bolognesi di Porretta) delle cazzate dell’avvocata Giovanna Madera o della moglie del Nesti (un altro iper-protetto da procura & Fontana), ma l’essenziale gli resta invisibile agli occhi.
L’entusiasta infaticabile lavoratore per la realizzazione della cittadinanza attiva nel miglior mondo possibile da filofofo Pangloss, non ha letto una riga di quel s’è scritto a partire dal 2020.
Non ha sfogliato una pagina del Regolamento Urbanistico di Quarrata, che vieta tutte le opre sudorose realizzate nel Marchesato di Strullopoli o Perrozzia Tellus; non ha fatto un’indagine a modo ex lege (art. 358 cpp).

Claudius ha creduto a un falsario e falso testimone come il geometra ingegner Iuri Gelli, favorito e assunto da quel coso di ex-sindaco del Mazzanti in nome del Pd e dell’obbedienza al di lui cognato Dario Parrini (ma i Pd son puri come gli scout…) per garantire, a un raccomandato della politica, 180 mila euro l’anno per far fare agli amici quello che cazzo volevano della collina del Montalbano.
La stessa che ci casca addosso, come strillava piangendo quel genio del camiciaio Mearelli, assessore ai lavori (secondo me, però, più propriamente favori) pubblici, collega e compagno di giunta di un Simone Niccolai abusivista edilizio istituzionale – protettissimo, però, e blindato – assessore santo all’edilizia che combatte gli abusi dei quarratini senza pagare per i suoi. Viva Renzi e viva Italia Viva!

Questo, di Pistoja e dintorni, è il regno della Beata Minchia. E i legalòmani ce lo mostrano ogni giorno quando difendono gli sputtanatori del territorio, perché qui, nella città dei ladri in Duomo e dei devoti di un San Jacopo che non pagava i creditori, loro e i loro sodali (ne cito alcuni: Patrizia Martucci, Luca Gaspari, Paolo Fontana, ma la lista è elasticizzabile… e anche nel settore del tribunale civile, che avanza a intermittenza a seconda dei casi e delle persone attuali); perché qui, dicevo, in questo piccolo mondo antico di piccolo cabotaggio (come scrive Fontana in una sua sentenza a dir poco impudìca) si vive assai peggio, in omertà e in essenziale invisibile agli occhi, che a Milano capitale delle mani pulite (se di Craxi), ma sempre sudice – e non solo di terra – se di Sala.
A Pistoja non si scherza, si fa sul serio. Si lavora per la gente comune, parola di Coletta al Tirreno.
Qui la Bure è il nuovo Piave, dove non passa lo straniero. O siamo nella grazie della procura del figlio d’arte che protegge la Lucia Turco, o siamo fritti. Il piccolo principe ci fa capire che “si vede bene solo con il cuore”.
Specie quando siamo a fare i ganzi a Phnom Kulen…
Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
© Linea Libera Periodico di Area Metropolitana
TRATTAMENTO MADERA

TRATTAMENTO “FALSI D’AUTORE”













