corruzione a palazzo di giustizia 29. IN UNO STATO IN CUI NON FUNZIONANO LE PROCURE POSSONO SOLO ACCADERE DI QUESTE “STRONZATE”


Please be careful! The word “stronzata” has been used recently by ANSA to criticize Donald Trump’s claims. Even more so, in this case, don’t talk about “continenza”, a word so dear to the false moralists at the Pistoja Prosecutor’s Office as Curreli and Grieco do…


Sono cinque anni che glielo sto spiegando e loro non lo hanno ancora capito. Né in Comune, né in procura, né in tribunale. Ma sono una associazione a delinquere, per caso?

DEMOCRATICI? UN PROBLEMA,

MA LA GENTE NON È SCEMA


Si entra solo col passaporto e il Visto consolare dell’emissaria di Putin…

 

A Strullopoli – cioè la città dei strulli – ci sono nato, purtroppo. Sono infatti venuto al mondo 78 anni fa a Montorio di Quarrata, ma quando la gente era meno strulla e meno citrulla di quanto lo sia oggi.

Soprattutto quando tutti conoscevano tutti e ognuno sapeva cosa significa rispettare un confine e le cosiddette servitù di uso pubblico. Se poi c’era qualcosa da dire, la faccenda si risolveva parlando: magari anche con le mani, se qualcuno faceva discorsi da stronzo o emerite stronzate come Trump.

I miei erano perlopiù socialisti; perlomeno apartitici. Condividevamo il gabinetto della casa di Pìseri, in cui sono nato, con Mario Bellini, poi consigliere comunale Pci dell’epoca del sindaco Amadori. Non c’è mai stato niente da dire. Anche l’orto era a mezzo con loro.

Cinquanta metri più in giù, abitavano altri Giuntini. Uno, Paolo, fu anche lui consigliere comunale del Pci. Era figlio, se ricordo bene, di Nanni e della Bertilla. Non ci fu mai nulla da dire. Tutto a posto.

A Montorio c’era un Circolo Ricreativo messo su dagli abitanti del luogo: e anche i miei c’erano implicati. Da qualche parte devo avere ancora delle azioni del Circolo che, per un periodo, credo (avevo appena 4 anni), gestirono anche loro.

 

Marchesato di Strullopoli. 1 – Confini
 

Marchesato di Strullopoli. 2 – Confini
 

Marchesato di Strullopoli. 3 – Prima del confine
 

Marchesato di Strullopoli. 4 – Al confine
 

Marchesato di Strullopoli. 5 – Oltre il confine
 

Marchesato di Strullopoli. 6 – In vista della meta
 

Marchesato di Strullopoli. 7 – L§a seconda dogana
 

Marchesato di Strullopoli. 8 – Verso la terza dogana

Una società, insomma, da Malavoglia di Verga. Pettegola, impicciona, rompicazzo, ma gente complessivamente perbene.

C’era Cecchino dell’Eva che ammazzava la volpe e il tasso; c’era Brunetto che faceva il sarto e aveva sposato la Nara; c’era Quintino che, in un momento di follia comunistica (dicevano…) aveva cacato nel coro della chiesa per fare uno spregio al prete. Più in su c’era la Livia del Morino e la famiglia Pretelli (l’Emma, Giulio, Moreno, amico fraterno di mio padre; l’Antonietta, sposa di guerra giunta da Martina Franca di Taranto).

Bei tempi in cui la civiltà rurale, sempre feroce e ben poco idilliaca, all’ombra della Villa Baldi-Papini non era turbata dalle menti turbate di molti nuovi arrivi che, impossessàtisi di qualche spanna di terra dopo aver fatto un po’ di quattrini, hanno deciso che, da un certo punto in poi, la storia la avrebbero imposta loro. Ovviamente con la stupidità cafona dei politici locali di ultima generazione (gentucca, direbbe Dante), pronti a favorire e/o a vendere permessi, autorizzazioni, condoni, sanatorie, a suon di mazzette e di corruzione.

Casa Attucci. Da qui in poi ci si avvicina alla prima Dogana del Marchesato di Strullopoli

Ed è quello che è successo nel famoso Marchesato di Strullopoli, uno stato indipendente e sovrano inglobato nell’Europa della Von der Leyen, che inizia a Montorio-Pìseri, dove la gente, che non ha un cazzo da fare, sta seduta sull’uscio a fermare i corrieri di Amazon e di Poste Italiane, per dire loro che, verso Sud, a monte, sul Montalbano, sunt leones, ci sono i leoni, come scrivevano gli antichi geografi per indicare il deserto e le terre sconosciute.

Mi spiego meglio. Dall’ultima casa di Montorio (quella di Giubbone Attucci, dell’Iside del Nelli, della Lea, di Giorgio: gestori della cava d’arenaria degli Arancini) in poi, secondo gli oriesi (Montorio si chiama più semplicemente Orio, da cui gli oriesi), inizia il Sahara Montalbanico.

Eppure lo sanno tutti che non è vero: se non altro perché il Comune di Quarrata ci ha fatto un impianto di illuminazione pubblica che schiarisce a giorno tutta la Via Comunale Carraia e tutta la Via Vicinale di Lecceto e/o Bindino.

Ciò aiuta assai l’Agriturismo Il Calesse e quello degli Arancini. La Via Carraia prosegue, più in su, verso il Nelli, dove esiste il Pastore Elia: quindi non ci sono leoni, come dicevano gli antichi geografi, ma più facilmente cafoni, stronzoni, puzzoni, sfavoni, coglioni et similia.

All’Agriturismo Il Calesse (in dialetto si dice calesso), gestito – direi con parecchia puzzetta sotto il naso e non meno albagìa – dai discendenti del mio coetaneo e compagno di giochi Roberto Giuntini (detto Roberto di Chicco), ben radicati in Pistoja e dintorni, inizia la prima cerchia muraria del Marchesato di Strullopoli.

Chi s’avventura oltre, rischia di sentirsi fermare da qualcuno della “brigata calessiana” per essere interrogato, come succedeva e ancor oggi accade in Russia, su chi, come, quando, dove e perché; ma anche per quanto tempo e a far cosa.

Il Calesse, benvisto dai neocompagni del corrotto Comune di Quarrata (a cominciare dalla S.S. Gori ex-sindaco inutilerrimo, che ci ristorava e rifocillava gli studenti dei seminari scientifici della Màgia patrocinati dalla antica Cra di Vignole) gode di vari privilegi politico-amministrativi e mette facilmente bocca un po’ su tutto. Si sentono e sono i nuovi maggiorenti del Montalbano, come scriveva il priore di Lucciano, don Giuliano Mazzei, nel suo libro sui notabili dei luoghi?

La piazza di Pìseri. Qui i corrieri di Amazon e Poste Italiane vengono avvisati dai nullafacenti seduti dinanzi all’uscio che, dopo l’Agriturismo Il Calesse, inizia il deserto dei Tartari…

La seconda cerchia di mura del Marchesato di Strullopoli la troviamo alla diramazione di Via Vicinale di Lecceto che si stacca (lato destro verso Sud) da Via Comunale Carraia, un centinaio di metri dopo la Prima Dogana del Calesse. E qui cominciano i dolori.

La faccenda, per chi si avventura tra i leoni, si fa più difficile. Non basta più, come al Calesse, mostrare la carta d’identità o il lascia-passare. Occorre esibire il passaporto al Mazzarò di Pescina, ovvero il ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, Ctu molto apprezzato, sostenuto e protetto dalla procura di Pistoia (gruppo misto Coletta-Curreli-Grieco-Contesini-Martucci-Gaspari e oltre).

Il non-dottore, acquistate le terre in loco, ha presunto – con la presunzione dell’ottuso che si professa dottore senza avere una laurea – che tutto il Marchesato di Strullopoli fosse suo. Un Marchesato, del resto, che il Perrozzi falso-dottore condivide con personaggi assai discutibili.

I quali, avendo teoricamente acquistato terre e castella ai civici 14-18 di Via Vicinale di Lecceto, ramificazione Nord della Vicinale di Lecceto e/o Bindino, hanno ottenuto, con trucchi, falsi condoni e false sanatorie dal geometra comunale Franco Fabbri, esibendo – per ottenerli – atti falsi che oggi non si trovano più a fascicolo: perché, verosimilmente, fraudolenti, furono usati, su consiglio dell’avvocato Mauro Giovannelli di Prato, e poi sùbito fatti sparire perché penalmente illeciti.

La pregiata magione del ragionier «dottore un peperone», apprezzato e protetto da tutti. E gli altri in culo e dentro il ghetto!

Quando si giunge a sfiorare l’abitazione del ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, pregiato Ctu del tribunale di Pistoia, più protetto del presidente del consiglio dei ministri, perfino da una scorta di urlanti vignaioli e ruffiani tutti consorziati agli ordini del predetto; quando, cioè, qualcuno sosta, anche per un solo istante, dinanzi al civico numero 1 di Via Vicinale di Lecceto (rifugio del Perrozzi con una decina di telecamere, 4 delle quali inquadrano Via di Lecceto, e una che punta direttamente su via Carraia, oltre il suo giardino), la figlia del Perrozzi, comproprietaria dei beni di proprietà (ma non esclusiva) del non-dottore (sono tutti e solo fondi serventi e loro, calunniatori, lo sanno perfettamente, ma lo sostengono a spada tratta visto il favore di cui godono in procura, in tribunale a Pistoia e in Comune a Quarrata), la signorina Giada Perrozzi esce di casa; si affaccia sulla pubblica via; si permette di interrogare chi transita; dà consigli e informazioni sulle sue proprietà inviolabili e sulle limitazioni che tali proprietà impongono ai “fij de ’na mignotta” che vivono nei propri fondi dominanti, ma che sono sgraditi ai protettissimi ruffiani del potere e delle «autorità costituite».

Comunque vada, ci pensa la Giada. A chiedere il passaporto e il Visa perché chi va colà possa entrare per la Via Vicinale di Lecceto, ramo Nord, verso i civici 10-12-14.

E alla signora Giada, per passar per la strada, s’affiancan risoluti due anziani assai cocciuti: «Siamo usufruttuari» urlan ragliando come dei somari. Ma i contratti d’acquisto, o quadrupedi a vita, vi sfuggon dalle punte delle dita.

E tutto questo – notissimo a Coletta e al tribunale – vien del tutto ignorato: perché, sopra la legge, solo vale, chi dal potere è ben raccomandato, in quanto gli è «prossimità sociale». Coletta lo ha insegnato…

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
© Linea Libera Periodico di Area Metropolitana


Traduzione del sommarietto. Attenzione! La parola “stronzata” è stata usata di recente dall’ANSA per criticare le affermazioni di Donald Trump. A maggior ragione, in questo caso, non si parli di “continenza”, una parola tanto cara ai falsi moralisti della procura di Pistoia come Curreli e Grieco…


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