corruzione a palazzo di giustizia 21. SÌ, SEI DI QUARRATA, MA SOLO SE HAI PASSATO TUTTI QUESTI SINDACI…


Il problema è che chi si trasferisce nella fu-capitale del mobile dismesso, si accasa e inizia ad abusare del territorio per ogni dove. Ne combina d’ogni specie, come il ragionier non-dottor Romolo Perrozzi e i suoi compari di Lecceto, che hanno snaturato il Montalbano pronto a cascarci addosso, come frigna il “camicière” Mearelli. Ma gli stranieri che si sono impadroniti dei luoghi, sono tutti ben protetti, perché non è vero che le «autorità costituite» difendono legalità e popolo: il più delle volte ne sono i carnefici


Dopo il Tanacca chi ci darà ancor cacca?

Altrimenti sei solo un trasferito

Preso per i fondelli Dal partito


Il mondo va in mafia perché ci sono troppi pigliainculo e quaquaraquà che se ne stanno zitti e cheti dinanzi alle «autorità costituite». Che non sono per niente democratiche e garanti della legalità…

 

Tutti in fila, eccoli qua. Finita la guerra, i primi due riorganizzatori quarratini furono Silvio Gori e Athos Bucciantini. Il sindaco maratoneta fu Vittorio Amadori, scasato da Luciano Caramelli nel 1975. Toccò poi ai socialisti Rosita Testai e Carlo Cappellini. La brama di potere, che si serviva degli sgambetti, tolse di mezzo la Rosita e piantò il Cappellini come il Curreli pianta i gelsi-moro di Caponnetto nel chiostro del Forteguerri andato a male.

Gli anni 90 videro l’ascesa di Stefano Marini (purtroppo con lui comparve anche l’infando Mazzanti) e poi l’arrivo devastante della sindaca più inutile, l’ex-margheritosa Sabrina Sergio Gori.

A Ella seguì, malauguratamente, il diretto nipote dei filosofi dell’Accademia di Platone e del Liceo di Aristotele. Un Mazzanti ripittato da istruttive letture di Emilio Salgari, e interminabili giornate passate a giocare al burraco alla Pineta.

Fino all’ingresso della SS Gori tutti sono stati più o meno sindaci. Coi loro personali problemi e mancamenti, ma pur sempre sindaci.

Con l’arrivo della più inutile degli italiani è iniziata, senza dubbio, la “Storia della decadenza e caduta dell’Impero di Quarrata”, che è finito in mano a Màrcolo Augùstolo Mazzàntolo, oggi addirittura segretario provinciale del Pd, educatore e allevatore del ridicolo Baby Romy, ancora in fasce, sia da puèrcolo che da sindàrcolo tricolorato. Non vuole crescere.

Lui la fascia la mette anche per togliere le caccole al naso alle pecore del pastore del Nelli, la terra del Montalbano che incombe sul feudo intangibile di uno dei Ctu più cari al Comune di Quarrata, al tribunale e alla procura di Pistoja, e perfino al Garante della Privacy, che non garantisce nemmeno una «Beata Minkia»: altri esempi, tutti insieme, inclusivamente nobilissimi di autorità che giocano di solito ai cavalieri delle tavole rotonde con i buoni-pasto gratuiti, e ai karaoker alla Misericordia del Tempio, ma comunque sempre con la frégola dello sviamento di potere a favore (spiace, o divin Coletta, ma è così) delle «prossimità sociali» che tuttavia al Pm capo… gli fanno un baffo dove ne ha un altro.

La dott.ssa Gargiulo sostiene che esiste sia la terzietà che l’imparzialità. Ma la coccarda è dalla parte sbagliata…

La mafia, quella tanto detestata e combattuta da don Luigi Ciotti, cittadino onorario (dormiente, però) di Quarrata; tanto sostenuta dalla professoressa Alessandra Pastore come punta di riferimento dell’associazione di don Ciotti; tanto avversata da tutta la magistratura dell’Anm, capitanata dalla dottoressa Giulia Gargiulo, che non sa neppure dove s’attacca la coccarda, e se la appunta a destra; tanto perseguitata da un bell’esempio di magistrato fuori-regola e fuori-legge (lavora per l’arrivo dei clandestini, lui) come Claudio Curreli: quella mafia, come la Lesbia di Catullo del carme 58, una prostituta che glubit magnanimos Remi nepotes (a Pistoja, però, i Vanni Fucci nepotes), quella mafia è qui, in mezzo a noi. Nelle pieghe sinciziali del corpo dello stato, nei suoi interstizi, e dietro i volti sorridenti della cosiddetta (da sinistra) friendly administration.

E c’è chi si esalta perché quel bamboccio di Tanacca ha messo un’impiegata a sbrigare la fila agli sportelli del palazzo comunale: e prega Dio che il suo regno non abbia mai fine.

Poco importa se gli uffici, all’interno del Comune, producono falsi documenti e abbiano o no lavorato permettendo a gente come un Franco Fabbri, di campare vendendo falsi diritti che oggi si sfarinano come i condoni fraudolenti rilasciati a cottimo; ovvero le chiusure a cancelli delle strade vicinali e interpoderali, e i parcheggi di uso pubblico da mille anni, al superprotetto ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, che si sente vittima di stalker, mentre (e lui lo sa: perciò è anche un calunniatore) è un persecutore seriale (ma piace a Curreli: o perché?); a certi citrulli rincoglioniti, amici del Perrozzi medesimo, che compiono violenze private a bizzeffe, ma vengono graziati dal duo Grieco-Turco. Parlo della Cecilia, non la Lucia, sorella di Luca e amica personale di Coletta…

Gli si erano accese le paillettes gialle…

Non Sei di Quarrata, caro straniero che ti ci sei trasferito per farti i cazzi tuoi in assoluta libertà e immunità a pago e a «prossimità sociale», se hai visto tutto questo.

Non sei di Quarrata, invece, se trilli come passero d’aprile solo perché un’amministrazione che poggia sull’illegalità vegliata dalla Mariavittoria Michelacci, sul malgoverno dell’abusivista edilizio Simone Niccolai, sulla menzogna della maggioranza e dell’opposizione acquiescenti, a Settembre ti fa arrivare i Mammamia e salta sul palco a ballare con loro come il famoso Cululùminus fasciatus darwiniensis a cui s’accende non il culo come alle lucciole della Laghina, ma la lampeggiante giacchina a paillettes gialle con cui, senza rendersi conto di essere un sindaco, spagliaccia e sbuffoneggia in Piazza Risorgimento.

C’è da stare allegri. Che ridere, eh?

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
© Linea Libera Periodico di Area Metropolitana


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